Un nuovo studio internazionale ha fornito la prima immagine della struttura profonda della caldera e del sistema magmatico dei Campi Flegrei.
La caldera dei Campi Flegrei
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A poco più di 24 ore dal terremoto di magnitudo 4.4 che ieri, giovedì 21 maggio, ha provocato paura – e qualche danno – ai Campi Flegrei, un nuovo studio internazionale contribuisce a comprendere meglio il supervulcano partenopeo e i meccanismi che lo regolano. Lo studio, infatti, si concentra sulle profondità della caldera dei Campi Flegrei, restituendo per la prima volta una immagine della zona di alimentazione magmatica profonda del supervulcano, spingendosi a circa 50 chilometri di profondità. La ricerca, dal titolo "Magma storage depths and crustal-upper mantle structure of Campi Flegrei caldera (Southern Italy) unveiled through receiver functions analysis", pubblicata sulla rivista specializzata Scientific Reports, è stata realizzata grazie alla collaborazione tra l'Instituto Volcanologico de Canarias, l'Isituto nazionale di geofisica e vulcanologia, l'Universidad Complutense de Madrid e l'Université de Geneve.
La ricostruzione della struttura profonda del supervulcano è stata possibile grazie all'analisi dei terremoti lontani, registrati dalla rete permanente dell'Ingv nei Campi Flegrei: grazie alla tecnica cosiddetta delle "funzioni ricevitore", che permette di interpretare le onde sismiche riflesse e convertite all'interno della Terra, i ricercatori hanno analizzato circa 5mila eventi sismici. "Quando un terremoto avviene a grande distanza, le onde attraversano l'interno del pianeta e, incontrando variazioni nelle proprietà delle rocce, vengono riflesse e convertite. L'analisi di questi segnali permette di ricostruire profondità e caratteristiche delle principali discontinuità del sottosuolo" ha spiegato Victor Ortega-Ramos, ricercatore dell'Instituto Volcanologico de Canarias e primo autore dello studio. "A profondità tra gli 8 e i 10 km, lo studio evidenzia inoltre la presenza di ulteriori caratteristiche sismiche meno intense, che potrebbero indicare la presenza di minori quantità di magma, in continuità con precedenti osservazioni" ha invece spiegato Luca D'Auria, direttore dell'Area di vigilanza vulcanica dell'Instituto Volcanologico de Canarias. "I risultati contribuiscono a migliorare la comprensione del sistema magmatico dei Campi Flegrei, della sua evoluzione recente e dei processi che regolano l'attività vulcanica dell'area. I prossimi passi saranno indirizzati a comprendere sempre meglio il modo in cui le diverse parti del sistema magmatico sono collegate e come avviene il trasferimento del magma dalle profondità fino alla superficie, anche attraverso l'integrazione di differenti metodologie" ha concluso Lucia Pappalardo, direttrice dell'Osservatorio Vesuviano dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia.












