Dalle 5.51 di oggi, giovedì 21 maggio, l'Ingv ha rilevato uno sciame sismico nell’area dei Campi Flegrei. All’orario di emissione del Comunicato dell’Osservatorio Vesuviano (le 6,30) sono stati rilevati in via preliminare quattro terremoti con magnitudo Md ≥ 0.0 (due localizzati) e una magnitudo massima Md = 4.4 ±0.3. Il terremoto di magnitudo Md 4.4 è avvenuto alle ore 05:50:52 (ora italiana) ad una profondità di circa 3 chilometri ed è stato localizzato dalla Sala Operativa INGV-OV (Napoli) nel Golfo di Pozzuoli. La mappa di scuotimento sismico (SHAKEMAP), calcolata dai dati delle reti sismiche e accelerometriche INGV e DPC, mostra dei livelli di scuotimento stimato fino al V grado MCS.
L'area dei Campi Flegrei e le precedenti scosse I Campi Flegrei sono oggi una delle aree vulcaniche più monitorate al mondo. La combinazione tra bradisismo, sciami sismici frequenti e forte urbanizzazione rende questa zona particolarmente delicata. Negli ultimi anni le scosse superiori a magnitudo 4.0 sono aumentate, alimentando timori tra la popolazione e interrogativi sul possibile evolversi della situazione. Secondo il Dipartimento della Protezione Civile e l’INGV, i terremoti registrati nell’area flegrea sono legati soprattutto al fenomeno del bradisismo: il lento sollevamento e abbassamento del suolo dovuto alla pressione di gas e fluidi nel sottosuolo vulcanico.Le crisi bradisismiche più importanti dell’epoca moderna si verificarono tra il 1970-72 e soprattutto tra il 1982-84. In quegli anni il suolo di Pozzuoli si sollevò di oltre 1,8 metri e migliaia di persone furono evacuate dal centro storico. Le scosse raggiunsero magnitudo prossime a 4.0, causando danni diffusi agli edifici più vulnerabili. Dal 2005 è iniziata una nuova fase di sollevamento della caldera, ancora in corso. Dal 2023 la sismicità è aumentata sensibilmente e le scosse del 2025 sono considerate tra le più energetiche mai registrate strumentalmente nell’area flegrea moderna. 27 settembre 2023: magnitudo 4.2 2 ottobre 2023: magnitudo 4.0 20 maggio 2024: magnitudo 4.4 13 marzo 2025: magnitudo 4.6 13 maggio 2025: magnitudo 4.4 30 giugno 2025: magnitudo 4.6 con epicentro in mare Il confronto con altre zone In altre zone d’Italia una scossa di magnitudo 4 potrebbe provocare danni limitati. Ai Campi Flegrei, però, la situazione è diversa per diversi motivi. Le scosse avvengono spesso a pochi chilometri di profondità. Questo significa che l’energia arriva quasi integralmente in superficie e viene percepita con forte intensità anche a distanza. L’area coinvolge Pozzuoli, Bacoli, Quarto, parte occidentale di Napoli e quartieri molto popolosi come Bagnoli e Fuorigrotta. Nella zona rossa vivono oltre 500 mila persone, mentre l’area potenzialmente interessata dagli effetti indiretti supera il milione di abitanti. Molti edifici sono vecchi, costruiti prima delle moderne norme antisismiche o già indeboliti da decenni di micro-sismicità e deformazioni del terreno. Anche scosse moderate possono quindi provocare crepe strutturali, distacco di cornicioni, crolli di controsoffitti, danni a reti idriche e gas, evacuazioni temporanee. Durante il terremoto del 13 marzo 2025, ad esempio, si registrarono lievi danni e un ferito per il crollo di un controsoffitto. Gli scienziati sottolineano che i terremoti ai Campi Flegrei non vanno letti come eventi isolati, ma come segnali di un sistema vulcanico in evoluzione. Il suolo continua a sollevarsi dal 2005 e ha superato 1,5 metri di deformazione cumulata. Contestualmente sono aumentati emissioni di gas, temperatura delle fumarole, frequenza degli sciami sismici. L’attuale livello di allerta resta giallo (“attenzione”), il che significa che non ci sono evidenze di un’eruzione imminente, ma il vulcano mostra segnali di attività superiori alla normalità.Gli scenari «estremi» Gli scenari più estremi legati ai Campi Flegrei non riguardano soltanto un forte terremoto, ma l’evoluzione complessiva della crisi vulcanica. Gli esperti sottolineano che un aumento della sismicità potrebbe proseguire per mesi o anni senza sfociare necessariamente in un’eruzione, ma con conseguenze comunque pesanti per la popolazione. In una situazione del genere, si potrebbero verificare scosse sempre più frequenti e intense, capaci di aggravare progressivamente le condizioni degli edifici già vulnerabili. Quartieri interi potrebbero essere interessati da evacuazioni temporanee, mentre scuole, ospedali e infrastrutture strategiche potrebbero subire limitazioni o chiusure preventive. Anche senza crolli catastrofici, la pressione psicologica sulla popolazione sarebbe enorme, soprattutto in un territorio densamente abitato come quello flegreo.Esiste poi uno scenario più complesso, legato all’attività idrotermale del sottosuolo. I Campi Flegrei sono infatti attraversati da enormi quantità di gas e fluidi ad alta temperatura. Se la pressione interna dovesse aumentare rapidamente, potrebbero verificarsi esplosioni freatiche, cioè esplosioni causate dal contatto tra acqua e materiali roventi nel sottosuolo. In questi casi non sarebbe necessario che il magma raggiungesse la superficie: basterebbe un improvviso rilascio di energia per provocare aperture nel terreno, emissioni di gas tossici, frane locali e proiezione di materiale vulcanico nelle aree circostanti. Eventi del genere sarebbero particolarmente pericolosi perché potrebbero avvenire senza lunghi preavvisi e in pieno contesto urbano.Lo scenario più grave resta naturalmente quello eruttivo. Al momento non ci sono segnali che indichino un’eruzione imminente, ma i piani di emergenza vengono costruiti proprio considerando questa eventualità. Se il magma dovesse effettivamente risalire verso la superficie, i primi segnali sarebbero probabilmente un’accelerazione del sollevamento del suolo, un aumento ancora più marcato dei terremoti e variazioni chimiche nelle fumarole. In una fase successiva potrebbe essere ordinata l’evacuazione della zona rossa, che coinvolge centinaia di migliaia di persone.Un’eruzione ai Campi Flegrei non sarebbe paragonabile a quella di un vulcano isolato. La caldera si trova infatti nel cuore di un’area metropolitana enorme e densamente popolata. Anche un’eruzione di dimensioni moderate potrebbe causare cadute di cenere su Napoli e gran parte della Campania, con blocchi dei trasporti, problemi agli approvvigionamenti e forti disagi sanitari. Gli scenari peggiori ipotizzano la formazione di colate piroclastiche, cioè nubi roventi di gas e materiali vulcanici capaci di muoversi ad altissima velocità e con effetti devastanti nelle zone vicine all’eruzione.Nonostante queste ipotesi estreme, la comunità scientifica invita a evitare allarmismi. I Campi Flegrei sono monitorati continuamente attraverso reti sismiche, satelliti, analisi geochimiche e controlli sulle deformazioni del terreno. L’obiettivo è individuare con il massimo anticipo possibile eventuali cambiamenti significativi del sistema vulcanico. Oggi il livello di allerta resta giallo, segnale che il vulcano è attivo e richiede attenzione, ma senza indicazioni di un’eruzione a breve termine.















