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Ultimo aggiornamento: 16:43

È lunga circa un chilometro, larga circa 650 metri con uno spessore medio di 35 centimetri e un volume complessivo intorno ai 220.000 metri cubi. Una cavità “nascosta” sotto i Campi Flegrei aiuterà gli scienziati a a valutare i rischio del sistema vulcanico che da mesi sta tormentando i residenti della zona con scosse anche potenti come quella dello scorso 18 luglio. Il team internazionale di ricercatori, guidato dall’Università di Pisa, ha individuato la cavità a 3,6 km di profondità, relativamente vicina alla superficie perché “risuona nello stesso modo dal 2018”.

La ricerca, pubblicata su Nature Communications Earth and Environment e frutto di una collaborazione con l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Inbv) e il GFZ Helmholtz Centre for Geosciences di Potsdam, apre nuove prospettive per comprendere l’evoluzione del sistema vulcanico e valutare meglio i rischi associati. La cavità individuata per la prima volta mette in comunicazione il serbatoio profondo responsabile del sollevamento del suolo con le fumarole superficiali di Solfatara e Pisciarelli.

Le analisi non ha rivelato con certezza il contenuto forse gas ad alta pressione o fluidi magmatici. “Abbiamo individuato la cavità grazie all’analisi di segnali sismici di lunghissimo periodo (VLP) – spiega Giacomo Rapagnani, dottorando dell’Università di Pisa e e primo autore dello studio – Questa struttura risuona sempre alla stessa frequenza (0,114 Hz) da almeno sette anni, segno che le sue dimensioni e la sua composizione sono rimaste stabili nel tempo, si tratta di un indizio prezioso per comprendere come si evolvono i flussi di fluidi nel sottosuolo e individuare eventuali segnali di variazione strutturale che potrebbero indicare un aumento del rischio vulcanico”.