di
Luca Iaccarino
Morto il fondatore di Slow Food, carismatico capopopolo che pareva uscito da un quadro di Pellizza da Volpedo. Lusingato dal riconoscimento del potere, piantava alberi con Carlo d’Inghilterra ed era amico fraterno di Papa Francesco
Addio Líder Máximo. Ieri sera - giovedì 21 maggio - è morto Carlin Petrini (guai a chiamarlo Carlo, si contrariava), fondatore di Slow Food, carismatico capopopolo che pareva uscito da un quadro di Pellizza da Volpedo.
Se chiudo gli occhi non mi appare il suo volto scavato degli ultimi tempi, bensì quello rotondo delle vecchie foto in bianco e nero: erano gli anni Ottanta, la militanza di sinistra usciva dai plumbei Settanta e scopriva l’edonismo in salsa rossa, Slow Food era ancora Arcigola e Petrini era un ragazzone con la camicia scozzese, che cantava e ballava con l’inseparabile Azio Citi a fare il coro. Un Guccini pedemontano, con Bra al posto di Pavana, ma la stessa passione per le osterie, i pintoni, la festa e la persone. Si trovano on line quelle immagini, e pare incredibile che quell’omone gioviale sia lo stesso Carlin che è morto ieri.










