Il presidente della Regione presenta i progetti degli impianti di Catania e Palermo: emissioni tra le più basse in Europa

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Al Palazzo d'Orléans a Palermo sono stati illustrati i dettagli e i progetti definitivi per la realizzazione di due nuovi impianti di termovalorizzazione destinati a trasformare la gestione dei rifiuti in Sicilia. Alla presentazione hanno partecipato il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, il Responsabile unico del procedimento Salvo Cocina, l'ex ministro dell'Ambiente Corrado Clini, gli ingegneri Marco Cremonesi (Crew del Gruppo Fsi) e Francesco Martino (Martino e associati), e l'architetto Claudio Turrini (Crew)."Questa è una delle più importanti sfide della mia vita" ha detto Schifani "siamo davanti a un percorso fatto di atti, impegni e procedure. Ci attendono tutte le procedure di verifica a tutela del rispetto delle norme. Siamo fiduciosi che i nostri sforzi verranno premiati" ha aggiunto.L'avvio si inquadra in un percorso iniziato con la nomina del presidente della Regione a Commissario straordinario, in virtù dell'articolo 14 quater del DL 181/2023. La pianificazione ha ottenuto il via libera della Commissione Europea nel maggio 2025. Le procedure sono gestite con il supporto di Invitalia e la supervisione dell'Anac. Il cronoprogramma prevede l'approvazione del progetto e dei pareri ambientali entro settembre 2026. A seguire i bandi, per l'aggiudicazione nei primi mesi del 2027. I cantieri apriranno nella primavera 2027, con inaugurazione entro il 2028. L'investimento a base d'asta è di 881 milioni di euro, finanziato tramite il Fondo per lo Sviluppo e la Coesione.I due impianti gemelli sorgeranno in posizioni strategiche: il termovalorizzatore occidentale a Palermo, a Bellolampo, a servizio di Palermo, Trapani, Agrigento e Caltanissetta; quello orientale a Catania, a Pantano d'Arci, per i rifiuti di Catania, Messina, Enna, Siracusa e Ragusa. Tratteranno una capacità complessiva di 600.000 tonnellate annue (300.000 per sito), avvalendosi di due forni a griglia mobile per polo. Sarà autorizzato solo il conferimento di frazioni non riciclabili a valenza combustibile in uscita dalle piattaforme di pretrattamento. Resta rigorosamente escluso l'ingresso di rifiuti urbani tal quali (codice EER 20 03 01), materiali ancora riciclabili o rifiuti classificati come pericolosi. La combustione genererà circa 469,6 GWh all'anno di energia elettrica netta, pari al fabbisogno di 174.000 famiglie, quota superiore alla domanda dell'intero comune di Catania e paragonabile alla resa di cinquecento ettari di pannelli fotovoltaici. Il 10% dell'energia sarà destinato all'autoconsumo, il restante 90% verrà immesso in rete. Le macchine opereranno per ottomila ore annue, coprendo il 91% del tempo disponibile. I due forni sono connessi a un unico turboalternatore centrale, una soluzione ingegneristica che garantisce continuità operativa e produzione elettrica anche durante le manutenzioni di una singola linea.A livello ambientale le tecnologie rispettano le direttive europee BAT-WI 2019 con monitoraggio in continuo. L'emissione di diossine (0,0025 ng/Nm3) è stimata al 97% in meno rispetto all'impianto di Bolzano: tale struttura rilascia in nove giorni gli inquinanti che i poli siciliani emetteranno in un anno intero. Si calcola una riduzione del 96% rispetto al Copenhill di Copenaghen e del 75% rispetto all'impianto di Roma. Anche gas come biossido di zolfo e ossidi di azoto rimarranno ben al di sotto delle soglie. In tema idrico viene escluso ogni prelievo da falde o acquedotti. Il fabbisogno (90.000 metri cubi annui per sito) sarà coperto tramite recupero di acque meteoriche, di processo e scarti (l'effluente del depuratore di Pantano d'Arci per Catania e il percolato della discarica limitrofa per Palermo), purificati tramite osmosi inversa.I termovalorizzatori rappresentano il culmine del nuovo Piano regionale dei rifiuti, comprendente opere già finanziate: 9 impianti di selezione, 7 piattaforme per la differenziata, 2 per pannolini, 2 biodigestori e 4 ampliamenti di discariche. L'obiettivo è il 65% di recupero di materia e l'abbattimento al 10% per i conferimenti in discarica. Si prevede una netta contrazione dei volumi interrati, dalle 748.000 tonnellate stimate per il 2027 a 140.000 nel 2030. Verranno interrotti i trasferimenti verso nazioni come Austria, Germania o Portogallo, che oggi implicano tragitti oltre i mille chilometri con costi di 380 euro a tonnellata, tre volte la media nazionale. La chiusura del ciclo in loco e la vendita dell'energia genereranno un risparmio di circa 100 milioni di euro annui, introiti fondamentali per abbassare le tariffe dei Comuni e decurtare la TARI per i cittadini.