Impossibile dimostrare che la manata sul muro non è sua. Minuzie chiave sopravvissute 18 anni e ancora evidenti
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L'impronta dell'assassino e quella combinazione particolare di minuzie che inchioda Andrea Sempio per l'omicidio di Chiara Poggi.Un cluster così distintivo che si riproduce ancora perfettamente dopo 18 anni e che aumenta il valore identificativo dell'impronta 33, rendendo così impraticabile il tentativo della difesa di smontare l'attribuibilità di quelle 15 minuzie al palmo della mano destra di Sempio. A certificare la combinazione peculiare dei quattro punti che formano il cluster identificativo sono i consulenti dattiloscopici della Procura di Pavia, il tenente colonnello del Ris Gianpaolo Iuliano e il criminalista Nicola Caprioli, i due esperti che, a poche settimane dalla riapertura dell'inchiesta su Garlasco, collegarono quella manata sul muro con l'impronta della mano destra di Sempio. A seguito delle controdeduzioni dei dattiloscopisti della famiglia Poggi e di quelli del nuovo indagato - non prive di attacchi personali ai due esperti accusati perfino di aver scambiato segni nel muro con minuzie - Iuliano e Caprioli hanno prodotto un'integrazione per rispondere alle obiezioni delle controparti ed evidenziare l'elevato valore identificativo garantito dalla combinazione delle minuzie 6, 7, 8 e 9 che per gli inquirenti consente di superare la soglia minima di 16-17 punti, stabiliti dalla Cassazione per considerare certa la paternità di un'impronta.














