Un tribunale federale di New York ha emesso una pesante sentenza contumaciale da 19,5 milioni di dollari contro la celebre "shadow library" Anna's Archive, accogliendo in toto le richieste avanzate da una coalizione composta da tredici colossi dell'editoria internazionale, tra i quali spiccano nomi del calibro di Penguin Random House, Elsevier e HarperCollins.

Il provvedimento firmato dal giudice distrettuale Jed S. Rakoff non si limita a quantificare il danno economico applicando la penale massima di 150.000 dollari per ciascuna delle 130 opere incluse nella causa, ma introduce un'ingiunzione tecnica permanente ad ampio raggio. Gli editori hanno infatti sollevato un problema di natura pi� profonda e contemporanea rispetto alla semplice violazione del copyright cartaceo. Secondo l'accusa, il portale pirata si � trasformato in una vera e propria fonte primaria di dati per l'addestramento dei modelli di intelligenza artificiale generativa utilizzati da pesi massimi del settore tecnologico come Meta e NVIDIA, e non � solo uno strumento per la distribuzione gratuita di volumi digitali al pubblico.

Anna's Archive verso il blocco dei provider e le incognite internazionali

I gestori della piattaforma hanno scelto di non costituirsi in giudizio per difendersi, una mossa prevedibile dato che in passato avevano dichiarato la necessit� di mantenere il pi� stretto anonimato per evitare decenni di reclusione. La corte ha concesso loro dieci giorni di tempo per svelare le proprie identit� e fornire dati di contatto validi, un ordine che rimarr� quasi certamente lettera morta. Per questa ragione, la reale efficacia della sentenza non risiede nella riscossione della sanzione milionaria, che possiamo considerare una vittoria puramente formale simile a quella record da 322 milioni di dollari ottenuta dall'industria musicale in un caso correlato legato al download di contenuti Spotify, bens� nelle misure restrittive imposte all'infrastruttura di rete.