Un quarto d’ora per le celebrità. Sabalenka, Sinner, Djokovic, parleranno 15 minuti e stop. Ci si vede. Dalle minacce di boicottaggio al torneo si è passati a più miti proteste, ma pur sempre pesanti: i big del tennis oggi nel media-Day che anticipa il Roland Garros non faranno conferenze stampa fiume, si limiteranno al quarto d’ora obbligatorio (il minimo sindacale previsto dal contratto). E non parleranno dopo con le tv, neanche quelle che hanno sborsato milioni e milioni per i diritti del torneo di Parigi.
Aryna Sabalenka
Tramontata l’ipotesi boicottaggio
Siamo lontani dunque dalle ipotesi ventilate a Roma da Jasmine Paolini e dalla n. 1 del mondo Aryna Sabalenka: potremmo non partecipare, senza di noi non c’è nessun torneo, e il boicottaggio potrebbe essere l’unica arma a nostra disposizione. Protesta sposata e rilanciata da Jannik Sinner: “È una questione di rispetto: è un anno che abbiamo fatto una domanda e non abbiamo ancora ricevuto una risposta. Siamo delusi”. I tennisti sono furiosi con gli organizzatori degli Slam e del Roland Garros in particolare: quest’anno il montepremi è 61,7 milioni di euro, aumentato del 9.53% rispetto alla stagione passata e quasi del doppio (+45%) se paragonato al 2019. Ma la percentuale per i giocatori è del 15%. Da qui, dalla cifra 15, la simbolica protesta di 15 minuti, che è anche il timing minimo imposto per non incorrere in multe. Vogliono quanto pagano i tornei gestiti da Atp e Wta: grosso modo il 22%.











