Mai come nelle ultime settimane è apparsa evidente la stretta relazione tra salute umana, ambiente ed ecosistemi. Al tempo stesso emerge il peso della globalizzazione nella circolazione dei patogeni e la necessità di un coordinamento internazionale nella risposta sanitaria. L’infezione da hantavirus, insorta a bordo della nave da crociera MV Hondius, fa ancora parlare di sé e il monitoraggio di eventuali casi ha interessato anche l’Italia (con esito negativo). Da qualche tempo i riflettori sono accesi sulla malattia da virus Ebola in Africa, dichiarata emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. “Questo caso è insolito – sottolinea Cristiano Salata, professore di microbiologia e virologia all’Università di Padova – perché è causato dal Bundibugyo ebolavirus, che storicamente ha provocato epidemie molto più rare rispetto ad altre varianti. Nella maggior parte dei focolai di Ebola, infatti, il responsabile principale è lo Zaire ebolavirus. Subito dopo, per frequenza, viene il Sudan ebolavirus. A differenza dello Zaire ebolavirus, per il quale oggi disponiamo sia di anticorpi monoclonali sia, soprattutto, di vaccini efficaci, contro il Bundibugyo ebolavirus non esistono al momento profilassi o terapie specifiche approvate. Per tale motivo, un eventuale focolaio desta maggiore preoccupazione dal punto di vista della capacità di contenimento”.
In Salute. Virus emergenti in Italia | Il Bo Live
Dal virus della febbre emorragica Crimea-Congo a quello dell’encefalite da zecca, fino ai virus Jingmen e Alongshan recentemente identificati nel nostro Paese: l’Italia negli ultimi anni è un importante osservatorio scientifico per lo studio dei virus emergenti, per rafforzare la capacità di prevenzione e preparazione a future minacce infettive







