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Lo scorso 9 gennaio, durante la conferenza stampa d’inizio anno, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni si trovò a rispondere a una domanda sulla cosiddetta “fuga dei cervelli“, cioè sul fenomeno sempre più consistente dell’emigrazione di giovani qualificati dall’Italia. Meloni riconobbe la gravità del problema, e disse: «Credo che una parte di questa emigrazione siano persone che vanno a fare un’esperienza all’estero e che poi trovano una condizione buona, perché gli altri sistemi sono molto capaci nell’attrarre le persone di valore, nel cercare di trattenerle. E questo è l’altro elemento sul quale secondo me bisogna lavorare, ma è sicuramente un focus che ho in testa».

Oltre quattro mesi dopo, questo focus non ha prodotto nessun provvedimento per incentivare il ritorno dei giovani laureati emigrati: e anzi, lo scorso anno il governo di Meloni aveva ridotto alcune delle agevolazioni pensate per favorire il “rientro dei cervelli“. C’è invece stato un certo attivismo, da parte della destra, per introdurre misure che inducano pensionati stranieri a trasferirsi in Italia. Questo impegno si è concretizzato infine in una norma contenuta nella legge annuale sulle piccole e medie imprese entrata in vigore il 7 aprile.