Quando si parla di migrazioni, uno dei temi più discussi in Italia è quello della “fuga dei cervelli”, ma quanti sono invece gli italiani che scelgono di tornare nel nostro Paese?
Secondo i dati Istat, negli ultimi anni il numero complessivo dei connazionali rimpatriati è aumentato, anche grazie alle agevolazioni fiscali pensate proprio per incentivare i rientri. La prima misura di questo tipo è il regime speciale per lavoratori impatriati introdotto dal decreto internazionalizzazione del 2015, che consentiva un parziale abbattimento della base imponibile IRPEF. La legge è stata modificata più volte, tra cui una revisione importante nel 2019 con il decreto crescita, aumentando la percentuale di reddito agevolabile e ampliando le categorie beneficiarie.
Nel 2023 questi provvedimenti sono stati abrogati ed è entrato in vigore un nuovo regime agevolato più restrittivo a partire dal periodo d’imposta 2024. Oggi la normativa prevede un’esenzione fiscale sul 50% del reddito (che sale al 60% in caso di figli minori a carico) per i cinque periodi d’imposta a partire dal trasferimento in Italia, con un tetto massimo di 600mila euro all’anno.
Oltre agli italiani che tornano, ci sono anche gli stranieri che spostano la residenza in Italia per usufruire della flat tax sui redditi esteri introdotta nel 2017. All’inizio l’importo da versare era di 100mila euro, aumentati a 200mila nel 2024 con il decreto Omnibus. Infine, la legge di bilancio 2026 dovrebbe portare la cifra a 300mila. L’imposta fissa ha una durata di quindici anni.








