In vent’anni l’Italia ha contato 1,644 milioni di espatriati a fronte di 826mila rimpatri: il saldo testimonia un’emorragia di 817mila cittadini. Al 1° gennaio scorso gli iscritti all’Anagrafe dei residenti all’estero (Aire) sono 6,412 milioni: su cento residenti, 12 vivono fuori dalla penisola. Si parte soprattutto verso l’Europa. E a fare la valigia sono in particolare i giovani tra i 18 e i 34 anni, seguiti dagli under 50. Che, sempre più spesso e sempre più numerosi, partono al seguito dei figli. A fotografare il mondo degli expat, ma più ancora «l’Italia Paese delle mobilità plurime» in una sorta di «atlante dell’ingiustizia spaziale», è la XX edizione del rapporto “Italiani nel mondo” di Fondazione Migrantes, presentato stamattina a Roma con l’introduzione di monsignor Pierpaolo Felicolo, direttore generale della Fondazione, e di Paolo Ruffini, Prefetto del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede, le conclusioni di monsignor Gian Carlo Perego, presidente della commissione permanente per le migrazioni della Cei, e il coordinamento di Delfina Licata.

Italia non Paese di immigrazione, «ma crocevia di movimenti»

In 630 pagine, il volume traccia un bilancio della mobilità degli italiani negli ultimi vent’anni, analizza con dovizia di dati e dettagli i flussi e le presenze dei nostri concittadini all’estero, ospita contributi e riflessioni su alcuni dei fenomeni più interessanti, dal “fare famiglia” fuori dall’Italia alla «geografia del ritorno», fino a uno scavo in profondità su 23 aree di emigrazione, dal Sudamerica alla Tunisia. «Lo scopo del rapporto - mette nero su bianco la curatrice Licata - era superare la disinformazione, far capire che non c’è frase più errata di quella che afferma che l’Italia si è trasformata da Paese di emigrazione a Paese di immigrazione. Piuttosto, l’Italia da sempre è Paese di emigrazione e oggi è Paese delle mobilità plurime in entrata e in uscita. Crocevia di movimenti, il Belpaese vede le partenze, i ritorni e le ripartenze di uomini, donne, bambini, anziani, famiglie che vivono da protagonisti l’era delle migrazioni». L’estero è il nuovo ascensore sociale, come aveva già notato l’edizione 2024 del rapporto.