D.T.

20 maggio 2026 14:13

C’è un’immagine ricorrente nei forum e nei gruppi social dedicati agli italiani all’estero: una coppia di pensionati davanti al mare del Portogallo, una casa comprata con meno soldi di un bilocale nella provincia italiana, tasse più leggere e il racconto di una pensione che "torna a bastare". Ma dietro l’idea romantica del trasferimento ci sono numeri, regole fiscali e anche qualche sorpresa. Perché lasciare l’Italia dopo il lavoro non significa soltanto cercare il sole: sempre più pensionati puntano a pagare meno imposte, ridurre il costo della vita od ottenere servizi sanitari più accessibili.Negli ultimi anni Portogallo, Tunisia, Albania e Spagna sono diventati nomi ricorrenti tra chi decide di trasferire la residenza. A questi si aggiungono Bulgaria e Romania e persino alcune località del Sud-est asiatico. Le motivazioni cambiano: c’è chi cerca una pensione più lunga, chi vuole aiutare figli e nipoti con i risparmi e chi, semplicemente, non riesce più a sostenere il costo della vita in Italia. Ecco le mete più gettonate in Europa e cosa offrono realmente rispetto al Belpaese. Quanti sono e dove fuggono i pensionati italiani L'ultima fotografia è stata scattata dall'Inps nel suo ventiquattresimo rapporto annuale, con un focus dedicato proprio ai pensionati all'estero. Nel 2024 l'Istituto della previdenza sociale ha contato 228.600 persone ritirate dal lavoro residenti al di fuori dei confini nazionali. La "fuga" all'estero rappresenta una tendenza che si è consolidata nel tempo. Basti dare un numero per dare l'idea: i pensionati all'estero sono passati da 10 a 20 ogni 100mila pensionati in poco più di 10 anni, ovvero tra il 2011 e il 2019. Una percentuale che, nel 2023, è salita a ben a 33 ogni 100mila.Ma dove vanno i pensionati italiani? In cima c'è sempre la penisola iberica, con la Spagna che ha attirato, tra il 2010 e il 2024 circa 2800 pensionati italiani e il Portogallo che attira, da anni, pensionati italiani soprattutto in una delle sue regioni l'Algarve è la regione più meridionale del Paese e meta turistica molto gettonata per le sue spiagge e la sua natura incontaminata. Ma, bellezze naturali e culturali a parte, cosa offrono questi Paesi ai nostri pensionati da un punto di vista prettamente economico? Andiamo per ordine. Cosa offrono Spagna e Portogallo oggiIl Portogallo è stato probabilmente il caso più eclatante: dal 2009 il regime fiscale dei residenti non abituali (NHR) ha consentito a molti pensionati stranieri di beneficiare di una tassazione estremamente favorevole sulle pensioni estere. In una prima fase, alcuni pensionati riuscivano addirittura a pagare imposte quasi nulle; successivamente è stata introdotta un’aliquota del 10%, comunque spesso molto inferiore rispetto alla tassazione italiana. Il vantaggio fiscale, unito a un costo della vita inferiore, soprattutto fuori da Lisbona, e a prezzi immobiliari allora relativamente bassi, ha attirato migliaia di europei. Negli ultimi anni però il quadro è cambiato: il governo portoghese ha progressivamente ridimensionato il regime agevolato, anche in risposta alle critiche interne sull’aumento dei prezzi delle case. Oggi trasferirsi in Portogallo può ancora significare vivere con costi inferiori rispetto ad alcune città italiane, ma il “paradiso fiscale” che aveva reso famosa la destinazione si è molto ridotto.Un panorama costiero dell'Algarve in Portogallo (Foto: Pexels) Nello specifico: fino al 2023, il regime Nhr (Non Habitual Resident) garantiva una tassazione al 10% sulle pensioni estere. Dal 1° gennaio 2024, il governo portoghese ha abolito questo regime speciale, in risposta all'aumento dei prezzi degli immobili causato proprio dall'afflusso di stranieri.Pensione, occhio alla domanda tardiva: chi rischia di perdere i soldi arretratiLa Spagna, invece, non ha mai puntato in modo così aggressivo sulle agevolazioni fiscali per i pensionati stranieri. Il richiamo principale è stato - e resta - il rapporto tra qualità della vita e spese quotidiane. In molte zone, soprattutto Andalusia, Costa Blanca e Canarie, affitti, servizi, ristorazione e alcune spese sanitarie risultano inferiori rispetto alle grandi città italiane. Per diversi pensionati italiani il trasferimento è stato favorito anche dal mercato immobiliare: dopo la crisi del 2008, in alcune aree costiere era possibile acquistare case a prezzi molto più bassi rispetto all’Italia. A questo si aggiungono clima mite, trasporti efficienti e una forte presenza di comunità straniere che rendono l’integrazione più semplice. Oggi la Spagna continua a essere scelta più per stabilità, servizi e potere d’acquisto quotidiano che per motivi strettamente fiscali. In sostanza, chi si trasferisce lì spesso cerca una pensione che permetta una vita più comoda, non necessariamente meno tasse. Anche se alcuni vantaggi esistono anche dal punto di vista fiscale. In particolare il sistema IRPF spagnolo prevede deduzioni personali maggiorate per i pensionati anziani: per gli over 65 le detrazioni possono aumentare sensibilmente, con ulteriori incrementi oltre i 75 anni.Albania e Tunisia, perché sono considerate le vere mete emergenti Se il Portogallo ha perso parte del fascino fiscale del passato, Tunisia e Albania sono diventate negli ultimi anni le nuove frontiere della pensione "che vale di più”. La Tunisia resta una delle destinazioni più aggressive dal punto di vista fiscale: grazie alle convenzioni contro la doppia imposizione con l’Italia e alla normativa locale, i pensionati residenti possono beneficiare di una deduzione dell’80% dell’imponibile sulla pensione, pagando imposte soltanto sul restante 20%. Tradotto: la tassazione effettiva può risultare molto bassa, in alcuni casi inferiore al 5%, purché il trasferimento di residenza sia reale e conforme ai requisiti previsti. Un vantaggio che, particolarmente raro, può riguardare anche alcune pensioni del settore pubblico. A questo si aggiungono affitti contenuti, servizi meno costosi e spese quotidiane inferiori rispetto all’Italia, elementi che permettono a molti pensionati di vivere con assegni medi mantenendo uno stile di vita più elevato.La costa di Saranda, in Albania (Foto Pixabay) L’Albania, invece, è diventata il caso forse più estremo in Europa. Per molti pensionati italiani con pensioni private trasferire la residenza fiscale significa poter beneficiare di tassazione nulla sulle pensioni estere, ricevendo di fatto l’assegno lordo senza imposte locali, grazie alla normativa albanese e agli accordi fiscali esistenti. Anche qui, però, il vantaggio dipende dal tipo di pensione: le pensioni pubbliche seguono regole differenti. Oltre alla leva fiscale, pesa il costo della vita: in diverse città albanesi affitti, ristorazione e servizi possono costare molto meno rispetto all’Italia, mentre la vicinanza geografica consente di raggiungere il Paese in poche ore. Tirana, Durazzo e Valona stanno attirando una comunità crescente di pensionati italiani che cercano non solo meno tasse, ma una pensione con maggiore potere d’acquisto.Romania, Grecia e Bulgaria: l'Est a basso costo La Bulgaria continua ad attrarre pensionati grazie alla flat tax del 10%, una delle più basse dell’Unione europea, ma il vantaggio non è automatico. Per alcune pensioni del settore privato trasferire la residenza fiscale può significare una tassazione inferiore rispetto all’Italia, mentre per molte pensioni pubbliche continua a prevalere l’imposizione italiana. Inoltre nel 2023 l’Inps ha aggiornato i criteri applicativi della convenzione Italia-Bulgaria, modificando le regole per l’esenzione dalla tassazione italiana. Oggi, più che in passato, il beneficio fiscale dipende dal singolo caso e per ottenere i vantaggi fiscali connessi è spesso fondamentale ottenere la cittadinanza bulgara: un iter spesso non banale. Una strada del centro di Bucarest (Foto: Pexels) La Romania, invece, ha attirato attenzione negli anni per una tassazione relativamente contenuta sui redditi e per il costo della vita inferiore rispetto all’Europa occidentale. In passato alcune categorie di pensioni hanno beneficiato di regimi favorevoli o di imposizione ridotta, ma il richiamo principale resta la possibilità di vivere spendendo meno, mantenendo al tempo stesso i vantaggi di un Paese membro dell’Unione europea. In entrambi i casi, tuttavia, i benefici fiscali risultano meno forti rispetto a mete come Albania o Tunisia: il risparmio deriva spesso più dal costo della vita che dall’abbattimento delle imposte.Tra i paesi ci sono anche la Grecia: una legge del 2020 permette ai pensionati con reddito di fonte estera che trasferiscono la residenza fiscale in Grecia di pagare una flat tax del 7% su tutta la pensione, indipendentemente dall'importo, per una durata di 15 anni. Per ottenerla bisogna risiedere in Grecia almeno 183 giorni l'anno e non aver avuto residenza fiscale greca per almeno cinque degli ultimi sei anni. Anche in questo caso però ci sono limitazioni per i dipendenti pubblici (ex Inpdap). Ma più che il fisco, a incidere in tutti questi casi ci potrebbero essere anche altri fattori. Uno fra tutti è il basso costo della vita che potrebbe, con le nuove ondate di inflazione e carovita, rivelarsi fondamentale nella scelta della meta dove spendere i propri anni di meritato riposo.