Il paradosso negativo di una Repubblica che si dichiara fondata sul lavoro, è che gli operai siano scomparsi dallo scenario politico e sociale.
Tutto questo non viene da oggi, è dagli anni ottanta del secolo scorso che la classe operaia in Italia è stata relegata ai margini del sistema. Chi in quegli anni affermava che la campagna ideologica per la supremazia dell’impresa e del mercato serviva a distruggere il salario, i diritti e la stessa dignità sociale degli operai, veniva tacciato dal sistema politico e mediatico e dagli stessi gruppi dirigenti di Cgil Cisl Uil di vivere nel passato. Il futuro di allora è la realtà di oggi: ingiustizia sociale, oppressione e sfruttamento.
Ho vissuto un’epoca in cui essere operaio era il punto di partenza del riscatto sociale. Oggi gli operai vivono in una terra di nessuno dove può succedere di tutto, senza che il sistema dominante faccia nulla. Solo in tre casi di operai si parla ancora.
Il primo sono gli omicidi sul lavoro, diventati una tragica normalità. Tutto un sistema di profitto imprenditoriale si basa sul mancato rispetto delle condizioni di sicurezza sul lavoro. E se poi qualche azienda deve fermarsi perché ci sono vittime, le altre possono continuare a fare quello che fanno.















