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10 NOVEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 7:38
Come in altri momenti storici e critici della nostra travagliata vita nazionale, e l’esempio più immediato sono gli scioperi operai del 1943 e il glorioso luglio 1960, lavoratrici e lavoratori sono ancora una volta chiamati a scendere in campo per salvare l’Italia e la democrazia. In uno scenario internazionale sempre più caratterizzato dalla guerra in Ucraina e dai tentativi di riarmo dell’Unione europea, dall’aggressione annunciata degli Stati Uniti al Venezuela e dal perdurare del genocidio in Palestina (alcune centinaia di morti palestinesi nelle “scaramucce”, Tajani dixit, che hanno seguito la “tregua” firmata a Sharm el Sheik, il governo Meloni tenta la carta dell’ulteriore stretta repressiva per mantenere il suo fragile controllo sul nostro Paese.
Bersagli di tale stretta sono innanzitutto il movimento che si sta esprimendo con forza contro la complicità italiana nel genocidio; quella parte, assolutamente maggioritaria, del sindacato, Usb, Cgil, Cobas e altri, che non accetta di essere subalterno allo schieramento riarmista, guerrafondaio e filoisraeliano che va oltre il governo Meloni, ma anche la libertà dell’informazione e quella dell’insegnamento, e la magistratura nelle sue varie articolazioni istituzionali, da quella ordinaria a quella contabile.











