La montagna non si arrende all’ufficializzazione dell’Igp per l’Erbazzone Reggiano, approvata dalla Commissione Europea il 20 marzo 2026 e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea. Continuerà a difendere l’erbazzone della nonna (lo scarpasun) che, oltre al profumo del bosco, ha il delicato sapore del riso cotto nel latte che rievoca la storia delle mondariso. La notizia del riconoscimento europeo è stata accolta con entusiasmo dalle autorità provinciale; meno dall’Appennino. Per la montagna, il nuovo disciplinare ha il sapore di un mezzo tradimento: nel testo sacro della ricetta protetta manca il riso. Quello che in pianura viene liquidato come un ’fronzolo’, tra i monti è da secoli l’anima stessa dell’erbazzone. Per chi custodisce la tradizione delle alte valli, un erbazzone senza quei chicchi bianchi, nati storicamente dal sudore delle mondine e cotti nel latte per fare volume e sostanza nelle invernate più dure, non è una specialità certificata: è un ripieno ricco di storia e memoria. La disputa sull’erbazzone fra montagna e pianura (fra muntaner e piansen), non darà luogo a grandi indigestioni, ma Francesca Pisani – presidente e anima con un bel gruppo di volontari (foto) del progetto Carpineti da Vivere, associazione nata per promuovere il territorio, le tradizioni e gli eventi carpinetani – tiene a ribadire: "Abbiamo provato un certo stupore, ci siamo chiesti immediatamente se ci sarà una postilla in un secondo momento per tutelarci o se finisce così. Per noi dire ‘cibo-cultura’ non è una citazione di facciata, significa credere nella nostra storia, quella che ci veniva raccontata dalle nostre nonne-mondine. Il riso in quel ripieno è la vita, il sacrificio e la memoria di un mondo passato racchiusi in un cibo".