L’Erbazzone Reggiano è ormai a un passo dall’ottenere il riconoscimento come Indicazione geografica protetta (Igp). La pubblicazione della domanda nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea si è conclusa senza osservazioni e, salvo l’ultimo passaggio formale, entro la fine di febbraio il prodotto entrerà ufficialmente tra le eccellenze certificate dell’Emilia-Romagna, diventando il 45° prodotto a denominazione europea (Dop o Igp) della regione.

LA NOVITÀ

Se non è di Reggio Emilia non si può chiamare Erbazzone: la ricetta verso l’Igp

Si tratta del culmine di un lungo percorso, portato avanti dall’Associazione Produttori Erbazzone Reggiano, che riunisce realtà storiche come Nonna Lea, Fattoria Italia, La Bottega Gastronomica, Big e La Vecchia Resdora, e sostenuto dalle istituzioni locali e regionali. Un iter complesso, che ha superato anche un contenzioso legale promosso da un’azienda piemontese, chiuso con una sentenza favorevole ai produttori reggiani e con il riconoscimento del legame esclusivo tra l’erbazzone e il suo territorio d’origine.

L’erbazzone, o scarpazzone, nasce nella cucina contadina come piatto povero e sostanzioso: una base di pasta sottile, tradizionalmente preparata con strutto, che racchiude un ripieno di bietole (o spinaci), Parmigiano Reggiano, aglio e aromi. Nelle versioni più antiche si utilizzava anche il fusto bianco della bietola, chiamato “scarpa”, da cui deriva il nome alternativo, a testimonianza di come nella cucina contadina nulla andasse sprecato.