Da alcuni giorni tutti attaccano il governo per la presunta ostilità verso le fonti rinnovabili: le critiche arrivano dalla Confindustria, dall’opposizione e perfino dalla stampa internazionale. Ieri, ad esempio, Reuters ha scritto che “l’Italia paga il prezzo dello stallo imposto da Meloni alla transizione energetica”. I numeri raccontano un’altra storia: da quando Giorgia Meloni è entrata a Palazzo Chigi (ottobre 2022), il fotovoltaico è cresciuto da 25 GW a 45,7 GW (+82,8 per cento) mentre l’eolico da 11,8 GW a 13,9 GW (+18,8 per cento).Ad aprile si è raggiunto il record storico del 59 per cento della produzione domestica da fonti rinnovabili: un record destinato a essere battuto forse già a maggio, visto il crescente contributo del solare. Si può argomentare che il governo non ha fatto abbastanza; ma non si può negare che siano state installate più rinnovabili di quanto sia mai stato fatto in precedenza. Ancora più singolare è che, per accreditare tale tesi, Reuters chiami in causa l’azienda danese Copenhagen Infrastructure Partners, che dal 2024 attende un meccanismo di incentivazione che, se tutto va bene, si vedrà nel 2028. Ma la storia andrebbe raccontata per intero. E’ vero che il governo ha messo in pausa gli incentivi per l’eolico offshore. La ragione è che lo schema del 2024 prevedeva un prezzo fisso di 185 euro/MWh per un periodo di 25 anni (all’epoca criticato dagli operatori perché ritenuto troppo basso). Nel mese di marzo, nel momento di picco dei prezzi, l’elettricità veniva scambiata in borsa a un valore medio di 143,4 euro/MWh (la media di maggio è, al momento, 120,1 euro): se la richiesta patrocinata da Reuters fosse stata accolta e il relativo investimento realizzato, oggi gli italiani pagherebbero una bolletta più salata, non meno. Senza dubbio la crescita delle fonti rinnovabili aiuterebbe il paese a emanciparsi dal gas, a ridurre le emissioni e ad abbassare i prezzi: ma non tutte le rinnovabili sono uguali e non tutti i sussidi sono desiderabili. Magari ha senso, per alcune tecnologie innovative, spendere un po’ di più, ma in tal caso non bisogna raccontare che si pagherà di meno. E in un momento come questo, bene ha fatto il governo a portare un po’ di buonsenso.