VENEZIA - Se sia vera pace o condiviso armistizio lo si capirà più avanti. Ma è un fatto che tra il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, e il presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco il clima sia cambiato. La visita lampo di ieri mattina al Padiglione Italia (in forma privata) e le «poche, ma sentite parole» con Buttafuoco hanno messo una pietra sopra le polemiche di questi mesi a causa dell’apertura del padiglione nazionale della Russia. Dopo il gelo istituzionale, l’ispezione ministeriale prima dell’inaugurazione per verificare il rispetto delle sanzioni alla Russia e la mancata presenza del ministro all’apertura di sabato 9, è arrivata dunque la fase di distensione.

DISTENSIONE «Questa visita è anche un segnale dovuto al Padiglione Italia - ha detto il ministro - che è il padiglione del Ministero della Cultura, ed è un segnale di sopraggiunta tranquillità, un segnale che ci lasciamo alle spalle le polemiche, è un segnale di amore per Venezia, nel caso non si fosse capito. È un segnale di grande amore per la Biennale, per la sua storia e per tutto ciò che esprime. L’amico Pietrangelo non è mai venuto meno - ha proseguito - maggior amica è la verità che rappresento come ministro. Non è stata una guerra personale». La citazione è di quelle dotte, dall’Etica Nicomachea del grande filosofo greco, dove si dà alla verità un valore assoluto, anche più alto dell’amicizia. E in virtù di questa di impostazione, Aristotele prese le distanze da Platone e dalla sua dottrina delle Idee, malgrado l’amicizia che li legava oltre che l’affetto da allievo a maestro. A quale verità si riferiva il ministro? Certamente alla volontà del Governo di mantenere un’impostazione senza concessioni sul tema delle sanzioni alla Russia, condivisa a livello europeo e nell’ambito dell’alleanza atlantica. Buttafuoco, invece, ha difeso l’autonomia della Biennale e la libertà di espressione artistica. Oltre ad aver sottolineato al dato di fatto che dal 2022 la Russia aveva volontariamente tenuto chiuso il suo padiglione e che quest’anno aveva deciso di riaprirlo. Il concetto di libertà è stato richiamato anche da Giuli quando gli è stato chiesto che messaggio gli avesse trasmesso la visita alla Biennale. AMICIZIA PER VENEZIA «Il messaggio che arriva dalla Biennale Arte è, come sempre, quello della libertà, della bellezza e della cura della funzione sociale delle arti - ha poi commentato - La visita al Padiglione Italia rappresenta, oltre a un dovere istituzionale nei confronti di un'iniziativa del Ministero della Cultura, anche un segno di attenzione e di vicinanza alla Biennale, alla sua storia e a tutto ciò che essa esprime. Ed è naturalmente anche un omaggio a Venezia». Dichiarazioni chiaramente distensive che, forse non casualmente, arrivano a tre giorni dalla tornata elettorale che deciderà il sindaco di Venezia: un appuntamento importante e dall’esito incerto che potrebbe aver convinto tutti a sminare rapidamente il campo dalle polemiche. Da parte sua, il presidente Buttafuoco, come sempre molto parco di dichiarazioni, ha voluto però sottolineare, attraverso un comunicato della Biennale, «il valore del lavoro del Ministero e della sua Direzione creatività contemporanea» espresso dal Padiglione Italia. In occasione della visita del ministro, Buttafuoco ha auspicato che l'intera opera di Chiara Camoni con la curatela di Cecilia Canziani al Padiglione Italia, o una sua parte significativa, possa trovare una collocazione definitiva al termine dell'esposizione, «affinché il lavoro continui a vivere oltre il tempo della mostra e possa essere restituito stabilmente alla collettività». PADIGLIONE PERPETUO Secondo la Biennale, quello del Padiglione Italia di quest'anno è «un risultato di straordinaria qualità, capace di testimoniare la vitalità e la forza della ricerca artistica contemporanea italiana” e meriterebbe di essere esposto in permanenza in una nuova “casa». Ma c’è di più, perché questo potrebbe essere il primo atto di una nuova vita per le opere esposte al Padiglione Italia. «La Biennale si augura che questa prospettiva - si legge in una nota della Fondazione - possa rappresentare anche un indirizzo per il futuro: ogni anno, le opere del Padiglione potrebbero trovare accoglienza in collezioni museali, istituzioni pubbliche o altri luoghi in Italia capaci di valorizzarne la permanenza e la fruizione del patrimonio contemporaneo italiano». E forse anche questo può essere un contributo alla distensione dei rapporti tra i due esponenti più in vista della cultura di destra italiana.