Brescia – La difesa di Roberto Zorzi, imputato in Assise per la strage di piazza Loggia, li ha citati per incrinare la credibilità di Ombretta Giacomazzi, che con le sue dichiarazioni di allora fece finire nei guai molte persone innocenti. Ma ora è una chiave di volta del processo agli ordinovisti veronesi.

La ragazza della pizzeria fece anche il nome del figlio minore del giudice Giovanni Arcai, Andrea, nel 1974 quindicenne, che fu processato (e assolto) non solo per la strage, ma anche per la morte di Silvio Ferrari. La testimonianza di Andrea Arcai e del fratello Sergio, 6 anni in più, hanno tenuto banco in un’udienza che ha visto sfilare tra i testimoni anche l’attore Fabio Testi. La testimonianza dell'attore Fabio Testi

Avvocati in pensione, i fratelli Arcai hanno premesso di non aver mai conosciuto Zorzi. Poi hanno ripercorso quegli anni duri e confusi, che hanno stravolto la loro famiglia. Ma non hanno puntato il dito contro Giacomazzi, quanto piuttosto contro l’ex capitano dei carabinieri Francesco Delfino, oscuro manipolatore e tessitore di piani. “Fu lui a obbligarla a dire cose false. Giacomazzi era una delle sue pedine, manovrate per infangare mio padre. Come lei erano Ugo Bonati e Angelino Papa.