Non capita spesso che parli di libri in questo spazio, di solito dedicato alle cose della vita. Ne scrivo altrove, dove i lettori sanno che troveranno segnalazioni e recensioni. Ci sono due libri, però, che mi sembra debbano stare proprio in questo luogo: le cose della vita. Cose che ci riguardano tutti e da vicino, che ci aiutano a decifrare la realtà che ci si para di fronte quando scorrono i titoli di un tg, quando compare una notifica di cronaca sul telefono. Il primo dei due lo fa in un senso generale e profondo. Valeria Luiselli, che è nata a Città del Messico e abita a New York, è una giovane donna che vive sulle frontiere: geografiche, emotive, politiche.

Avrete forse letto di lei “Archivio dei bambini perduti”, magnifico, che proprio di questo tratta: un viaggio a ritroso dagli Stati Uniti al Messico, ritroso rispetto all’epocale disperata migrazione da Sud a Nord, i muri, la ferocia. Le ho dato voce leggendone l’audiolibro, mi sembra di aver viaggiato con lei e di conoscerla come una sorella. Nel nuovo racconto, che non è un saggio non è un romanzo, è un incantesimo di parole, arriva in Italia. Narra di una madre e una figlia che si lasciano alle spalle un grande dolore — un matrimonio finito, le macerie di ogni separazione — e partono per un altro continente. Sicilia, Italia. Un viaggio alla ricerca delle radici familiari e del senso dello stare al mondo, una genealogia femminile. C’è qualcosa di simile a un inizio, qualcosa che somiglia a un approdo: “Principio, metà, fine”, si intitola. Così coraggioso, così sincero: le due leve di cui ogni giorno abbiamo bisogno per affrontare il giorno. L’altro è il romanzo-reportage di Nathacha Appanah, che è nata a Mauritius e vive in Francia. Racconta del femminicidio di Chahinez Daoud, bruciata viva in strada, sotto casa, maggio 2021. E’ una storia che riapre in lei una ferita familiare profonda, mai detta: da lì parte in un racconto che non potete perdere. Per capire il mondo, per raccontarlo, si parte sempre da se stessi.