La scoperta.22 maggio 2026 alle 00:37

La struttura emersa nel cantiere richiama, almeno a un primo sguardo, quella tipica della Cagliari romana. È questa la suggestione che accompagna i primi rilievi archeologici, anche se per la Soprintendenza è ancora presto per sbilanciarsi sulla datazione definitiva.

«In questi giorni è emerso uno strato di riempimento moderno – spiega Sabrina Cisci, funzionaria archeologa della Soprintendenza di Cagliari e responsabile dei monumenti –, risalente probabilmente tra Otto e Novecento. Questo farebbe pensare a un muro già individuato in passato, in un’epoca in cui la sensibilità verso la tutela archeologica era diversa». Secondo l’esperta, la struttura sarebbe stata ricoperta senza subire danneggiamenti e senza che ne restasse traccia documentale. «Sarà necessario scavare più a fondo per raggiungere lo strato originariamente connesso al muro e definirne la datazione». Sulla natura del ritrovamento resta aperta l’ipotesi che possa trattarsi di una banchina o di una parte di un antico molo. Tuttavia la Soprintendenza mantiene massima cautela: «Dobbiamo attendere i risultati dell’analisi stratigrafica».

L’aspetto archeologico, però, non avrà conseguenze sul cantiere della metropolitana. «Non ci saranno ritardi né interferenze con i lavori», chiarisce subito Cisci, invitando a evitare allarmismi. «La cosa più importante è che il cantiere non si blocchi». Nei prossimi giorni, anche in concomitanza con gli eventi dell’America’s Cup, l’area interessata verrà coperta. Dai primi giorni della prossima settimana è invece atteso l’arrivo di un’elettropompa e di strumentazioni specifiche che consentiranno di proseguire le analisi archeologiche. «Una buona archeologia urbana deve conciliarsi con le esigenze della contemporaneità – sottolinea ancora la funzionaria –. Anche se dovessimo trovarci di fronte ad elementi di particolare interesse, si tratterebbe comunque di una posizione difficilmente valorizzabile». La tutela del ritrovamento, assicura la Soprintendenza, resta comunque prioritaria: «È fondamentale garantirne conservazione e preservazione, ma questo non comporterà lo stop ai lavori. Stiamo già studiando forme di valorizzazione alternative che non incidano sui progetti dell’Arst».