Enrico Pugliese ci ha lasciato sei mesi fa e ieri mattina dedicato alla sua memoria si è tenuto un convegno di studi a Roma, (Vecchie e nuove migrazioni italiane, presso il Centro studi emigrazione). La giornata ha approfondito la sua figura di studioso e intellettuale con il contribuito di amici, colleghi e allievi di più generazioni.

Enrico è stato per me un amico, un fratello e un maestro. Ci conoscemmo a metà degli anni 60 a Napoli, rientrando lui dagli Stati Uniti dopo brillanti studi sociologi, io da studentessa di storia da Parigi. E come parte della generazione di quegli anni volevamo cambiare il mondo. Scegliemmo perciò il sociale come “volontariato “e collaborammo all’Arn di Fabrizia Ramondino. In quella sede organizzammo corsi serali contro la dispersione scolastica. Lo stupore fu che i corsi invece si gonfiarono dí disoccupati e lavoratori dequalificati senza nessuna base di istruzione.

Anni dopo con Enrico sorridevamo di essere stati noi gli inventori delle 150 ore! Falso certamente perché la nostra proposta formativa non era legata all’ordine capitalista del lavoro, ma era una forma di lotta contro la scuola di classe. Poi ci perdemmo di vista, le scelte politiche ci divisero: lui un grande dirigente di Avanguardia operaia, io nel Psiup e nella Cgil. E fu proprio nel sindacato che i nostri rapporti ricominciarono.