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Ultimo aggiornamento: 13:58
Claudietto ci ha lasciato. Aveva 69 anni, ma per me ne aveva ancora solo più o meno 17, quando, 52 anni fa o giù di lì, ci incontrammo nella polverosa sede dell’Organizzazione comunista Avanguardia Operaia in via Buonarroti 51 a Roma. Erano tempi duri e violenti, ma Claudio li ingentiliva strimpellando melodie surreali e improbabili sul flauto che portava sempre con sé, anche nei presidii più militanti e le manifestazioni più incandescenti.
Poi in qualche modo crescemmo, ma senza mai rinnegare il nostro impegno originario. Lui crebbe molto, fino a diventare dirigente nazionale dell’Arci, sempre in prima linea su due temi strategici che la sua finissima intelligenza politica aveva individuato come cruciali: pace e immigrazione. Due temi fra loro strettamente collegati, entrambi al cuore dell’Europa da costruire, altro tema che Claudio riteneva fondamentale, al punto da impegnarsi nei primi tentativi di strutturare una sinistra europea.
Un pacifismo senza compromessi, una nonviolenza addirittura esasperata e esasperante, come quando mi fece incazzare perché arrivò al punto di criticare l’attentato, purtroppo fallito, con il quale il Frente patriotico Manuel Rodríguez tentò di eliminare il boia Pinochet.






