Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
Ultimo aggiornamento: 18:42
“Qui di eccellente non c’è nessuno”. Aveva risposto così, anni fa, durante un incontro nel quale si erano rivolti a lui chiamandolo “Eccellenza” con referenza. Monsignor Raffaele Nogaro, il vescovo anti-camorra, senza paramenti e segretario, sempre dalla parte dei migranti, è morto a 92 anni nella “sua” Caserta, nel giorno dell’Epifania. Nato a Gradisca d’Isonzo il 31 dicembre 1933 e nominato vescovo di Sessa Aurunca da Papa Giovanni Paolo II nel 1992, Nogaro era conosciuto in tutt’Italia per il suo impegno. Pur mantenendo il suo carattere schivo, una volta arrivato a Caserta – due anni prima della nomina – divenne un punto di riferimento mantenendo fermi i principi del Vangelo.
Se a Sessa Aurunca aveva dormito assieme agli operai che occupavano le fabbriche per difendere il proprio posto di lavoro e aveva aperto diverse case accoglienza per i migranti, a Caserta aveva denunciato senza se e senza ma la criminalità organizzata, rischiando in prima persona. Per capire basta leggere il libro-intervista con Orazio La Rocca Ero straniero e mi avete accolto. Il Vangelo a Caserta: “Quando arrivò a Caserta cominciò a parlare di camorra. Fedeli e politici tremavano e suoi colleghi sacerdoti gli chiedevano: ‘Non parli di camorra, monsignore. Perché offendere questa terra? Perché offendere questa gente?'”.







