Roma, 19 mag. (askanews) – Il 19 maggio di dieci anni fa moriva Marco Pannella. Una ricorrenza, quella di oggi, che porta con sé ovviamente la naturale tristezza per la scomparsa di una persona ma nello stesso tempo che rilancia la straordinaria vitalità e attualità del leader radicale, con le battaglie per i diritti civili, per l’ambiente, l’impegno su carceri e giustizia, la lotta antipartitica, l’impegno contro il dissesto idrogeologico, l’attenzione agli ultimi. E gli scioperi della fame e le proteste non violente. Proteste ritornate di attualità in questi giorni con Roberto Giachetti, deputato Iv ed ex radicale, che ha messo in campo una protesta potremmo dire pannelliana in purezza. Contro lo stallo della Vigilanza Rai sciopero della fame e sciopero della sete e infine l’incatenamento con manette ai banchi di Montecitorio (tutto poi rientrato). Ecco una protesta non violenta, tipica del leader radicale, che immediatamente, fra le tante, ci riporta al Pannella in tv nel 1978. In occasione di una tribuna sul referendum per protesta Pannella, insieme ad Emma Bonino, rimase davanti alle telecamere in diretta per oltre venti minuti imbavagliato e in silenzio. Insomma un uomo plitico ingombrante, divisivo ma coerente fino in fondo con le sue idee. Tanto da dividere involontariamente ancora oggi, dieci anni dopo la sua scomparsa. Sono di questi giorni infatti le polemiche, le discussioni generate da due proposte avanzate in suo ricordo: la posa di una targa sulla facciata di palazzo Braschi in via di Torre Argentina 76, storica sede del Partito Radicale e un busto da collocare alla Camera dei deputati. Due iniziative che stanno creando scompiglio, come lui era tipico provocare.
Pannella, Pecoraro Scanio e “La Lezione di Marco”
Ricordo askanews-Radio radicale con Maurizio Turco, Federico Lobuono e Paolo Mazzanti












