Gli Stati Uniti hanno deciso di stringere ulteriormente la morsa attorno al regime cubano, con l’imputazione di Raúl Castro, l’anziano leader di 94 anni, fratello di Fidel e presidente della Repubblica di Cuba dal 2008 al 2018, per assassinio, cospirazione volta a uccidere cittadini statunitensi e distruzione di aeromobile. I fatti cui si riferisce l’accusa risalgono a trent’anni fa, quando Castro era ministro delle Forze Armate; nella demolizione del velivolo morirono i quattro componenti dell’equipaggio appartenenti all’organizzazione anticastrista Hermanos al Rescate.

L’annuncio è stato dato questo martedì, nel giorno in cui la diaspora cubana celebra l’indipendenza del proprio paese, dal procuratore generale americano Todd Blanche, nella Torre de la Libertad, l’edificio appena restaurato al centro di Miami, simbolo dell’esilio cubano. Ed è subito stata notata la somiglianza di questo gesto dell’amministrazione statunitense con quanto realizzato nel caso del Venezuela, facendo saltare tutti gli allarmi per una possibile soluzione militare anche nel caso dell’isola caraibica. Perché allo stesso modo Nicolás Maduro, nel 2020, era stato oggetto di imputazione da parte del Dipartimento della Giustizia americano per reati connessi con il narcotraffico, argomento poi utilizzato da Washington per giustificare l’assalto militare su Caracas e il rapimento del presidente chavista all’inizio di quest’anno.