L’incriminazione di Raúl Castro da parte del Dipartimento di Giustizia americano segna un nuovo salto di tensione nei rapporti tra Washington e L’Avana. Gli Stati Uniti accusano l’ex presidente cubano, oggi novantantaquattrenne, di omicidio e cospirazione per l’abbattimento, nel 1996, di due aerei dell’organizzazione anticastrista Brothers to the Rescue, costato la vita a quattro persone, tra cui tre cittadini americani.
Secondo il New York Times, l’iniziativa rappresenta «un’escalation straordinaria» della campagna di pressione dell’amministrazione Trump contro il governo comunista cubano. L’incriminazione, depositata a Miami, coinvolge anche cinque ex piloti militari cubani e riapre una ferita storica mai davvero chiusa nei rapporti tra i due Paesi.
Durante una conferenza stampa in Florida, il procuratore generale ad interim Todd Blanche ha dichiarato che «gli Stati Uniti e il presidente Trump non dimenticheranno i loro cittadini», lasciando intendere che Washington considera ancora aperta la questione dell’abbattimento dei velivoli. Interrogato sulla possibilità di un’azione militare per catturare Castro, Trump si è rifiutato di escluderla: «Non voglio dirlo», ha risposto ai giornalisti.






