Sono state pubblicate le motivazioni con cui la sezione disciplinare del Tribunale Federale Nazionale della Figc, presieduta da Carlo Sica, ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla Reggina sul cosiddetto “caso-firme” relativo all’Acr Messina.La decisione, arrivata lo scorso 12 maggio, rappresenta il terzo pronunciamento negativo per il club amaranto dopo le precedenti istanze cautelari anch’esse dichiarate inammissibili.Il ricorso contro iscrizione e tesseramenti
La Reggina, insieme ad Acireale e Sancataldese, aveva contestato la regolarità dell’iscrizione al campionato e dei tesseramenti effettuati dal Messina a inizio stagione con Stefano Alaimo, allora legale rappresentante della società nonostante un provvedimento di inibizione.Nella vicenda, il club giallorosso era stato sostenuto davanti agli organi federali da Savoia ed Enna.Le motivazioni del Tribunale Federale
Secondo quanto riportato nelle motivazioni, “l’articolo 118 del Codice di Giustizia Sportiva riserva in via esclusiva al Procuratore federale l’azione disciplinare nei confronti di tesserati, affiliati e degli altri soggetti legittimati, quando non sussistono i presupposti per l’archiviazione”.Il Tfn sottolinea inoltre che “l’accertamento di violazioni disciplinari per accadimenti verificatisi durante le gare sportive, ma sui quali il Giudice sportivo non abbia potuto pronunciarsi, perché non adito dal soggetto interessato o non investito dei fatti, può conseguire solo all’esito di rituale deferimento proposto dal Procuratore federale”.Il ricorso è stato ritenuto inammissibile anche sotto il profilo temporale. Secondo il Tribunale “manca la prova che sia stato proposto entro i trenta giorni dalla conoscenza del fatto” e “risultava ampiamente decorso il termine di trenta giorni per impugnare l’iscrizione al campionato e i tesseramenti eseguiti in pendenza di inibizione”.La Reggina pronta all’appello







