Nel mondo di oggi, "alcuni di noi sono fortunati perché è come se fossero su una zattera in un mare davvero in tempesta. Il caos però dobbiamo farcelo amico ed imparare ad ascoltare, per essere utili agli altri". Parola di Tilda Swinton, la grande attrice scozzese, premio Oscar per Michael Clayton, musa per registi come Derek Jarman, Sally Potter, Wes Anderson, Joanna Hogg, Luca Guadagnino, Jim Jarmusch, sempre pronta ad esplorare ogni mondo cinematografico, superhero movie compresi ("mai essere snob, si deve vedere tutto" sottolinea).

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L'attrice, con humour ed empatia, è stata protagonista della giornata al Festival di Cannes in un Rendez vous col pubblico. Oltre un'ora e mezza di conversazione con Didier Allouch nella quale ha ripercorso i suoi grandi sodalizi artistici ed ha commentato temi come i rischi legati all' intelligenza artificiale, anche per il cinema. "Finché ciò che produciamo non sarà stereotipato e in qualche modo stancante per il pubblico, lA non avrà alcuna possibilità. Dobbiamo fare solo quello che gli esseri umani sono in grado di fare: creare storie caotiche e avventurose, in modo che il pubblico non sappia cosa succederà e si goda l'esperienza. Partire da una storia personale è sempre un buon punto di partenza. E questo può anche significare ritrovarsi in cima a una montagna medievale con un drago… ". La cosa peggiore "che può accadere è che il pubblico si annoi e inizi a pensare che non valga più la pena uscire e andare al cinema invece di guardarsi qualcosa sullo smartphone". Bisogna "continuare a invogliare le persone a entrare nelle sale, a vivere quell'esperienza". Swinton sottolinea che "non farei film se non fosse per i festival. Ho girato il mio primo lungometraggio, Caravaggio, con l'amatissimo Derek Jarman nel 1985/1986; lo abbiamo portato alla Berlinale e sono rimasta a bocca a aperta, mi si sono aperti gli occhi, la testa mi è esplosa e ho capito qual era la mia strada. Ho pensato: 'questa è la mia vita, questo è il mondo della cultura internazionale. Non si trattava solo di tutti i film che ho visto, e ne ho visti molti quell'anno, come cerco sempre di fare quando vado ai festival. Ho incontrato tantissimi cineasti e ho capito che questa era davvero la mia tribù".