C’è una linea sottile, ma netta fra il cinema e l’intelligenza artificiale. Una linea che, secondo Tilda Swinton, non verrà mai superata. "L’IA non riuscirà mai a sostituire il cinema davvero originale. Fino a quando avremo il coraggio di inventare, di creare, di sperimentare strade nuove, l’IA non avrà chances". Ne è convinta l’attrice scozzese, un premio Oscar per Michael Clayton e un Leone alla carriera ricevuto a Venezia nel 2020.

Tilda Swinton è stata protagonista, ieri a Cannes, di un affollato "rendez-vous". Gli incontri con gli artisti qui non le chiamano "Masterclass". Ed è giusto così. Anche perché Tilda Swinton, 65 anni, non vuole dare lezioni a nessuno. "Il cinema è una forma di arte sperimentale. Lo è sempre stata: all’inizio sembrava un esperimento scientifico. Poi ha sperimentato il sonoro, e tutti sono andati nel panico: il cinema è morto!, dicevano. E poi sono andati nel panico quando è arrivato il colore, e la televisione, e l’home video, i dvd... E invece io credo che il cinema, come forma di comunicazione, di arte, di racconto, non morirà mai".

Tanti gli spettatori giovani, in questo incontro durato quasi due ore. L’attrice – musa per registi come Derek Jarman, Sally Potter, Wes Anderson, Luca Guadagnino, Jim Jarmusch – è sempre pronta a esplorare ogni mondo cinematografico, superhero movie compresi. "Mai essere snob: si deve vedere tutto", dice. E ripercorre la sua carriera straordinaria: la carriera di una che non voleva essere attrice.