Centoquattro partite, in 16 città di tre paesi diversi: Stati Uniti, Canada e Messico con climi molto differenti e fino a 5mila km di distanza tra uno stadio e l'altro. Ma i giocatori che si dovranno affrontare nel prossimo Campionato Mondiale di Calcio 2026 dovranno poter giocare su un prato erboso dalle stesse condizioni. Una missione resa possibile da un gruppo di ricerca universitario, che sta lavorando ai Mondiali già da tre anni e che può contare su oltre 70 anni di esperienza nella ricerca. Gliaccademici dell'erba naturale negli stadi provengono dal Michigan State University, a cui la FIFA ha affidato l'arduo compito di preparare un manto eccellente dove la palla rotolerà in modo identico a Los Angeles come a Vancouver e Città del Messico.

Il detentore del segreto è un certo John "Trey" Rogers III, professore esperto in tappeti erbosi presso il College of Agriculture and Natural Resources che guida il team di ricercatori alla MSU in collaborazione con l'Università del Tennessee per garantire che il manto erboso sia a regola d'arte. Non sia mai che i giocatori di calcio ed i club si lamentino, oltre che delle prestazioni arbitrali, anche dell'erbetta su cui calciano la palla. Insomma, per convincere la severa FIFA ad adottare la loro formula, i ricercatori americani hanno acquisito una lunga esperienza sia nella ricerca, culminata con lo sviluppo della miscela ideale di Poa pratensis e Lolium perenne o Bermudagrass per ogni stadio, che nella pratica, quando nella Coppa del Mondo FIFA del 1994, il suo team installò per la prima volta un campo in erba temporaneo al Pontiac Silverdome.