Dopo essere stato accoltellato e aver riportato danni permanenti, Davide Simone Cavallo ha scelto di abbracciare i suoi aggressori in tribunale, trasformando il dolore in un potente gesto di empatia

Le botte, la rapina di 50 euro, due fendenti. Poi il buio e una profonda lesione a un’arteria e i danni al midollo osseo e la terapia intensiva e i tubi e gli spasmi e i dolori. La morte vicina, vicinissima, e poi il lento e graduale recupero. Ma le gambe, quelle gambe…

Lui, Davide Simone Cavallo, ha depositato agli atti – in previsione della causa legale di ieri 20 maggio – una lunga e toccante lettera, e proprio ieri, a udienza terminata, ha chiesto e ottenuto il permesso di avvicinarsi alla cella dove si trovavano i due imputati. Pochi minuti di parole sussurrate e poi un abbraccio. Davide, 22 anni, che abbraccia il suo aggressore, appena 19enne.

Potresti essere mio fratello, mi sento in colpa, dice l’accoltellatore, accogliendo in quella stretta tutto il perdono di cui un uomo è capace.

Le cose vanno così a causa di 5 ragazzini arrabbiati col mondo. Non mi nasconderò dietro un dito. Quando ho saputo della loro età, a parte l’incredulità, mi si è fatto pesante il cuore: mi dispiace per ogni giorno che passano in galera, mi dispiace davvero, aveva scritto infatti Davide nella lettera.