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Federico Berni

Al processo Davide Simone Cavallo ha chiesto di poter parlare con gli imputati e ha ricevuto le loro scuse. Poi un breve abbraccio. I legali difesori: «Un ragazzo eccezionale»

Ancora prima che il giudice prenda una decisione, lui, Davide Simone Cavallo, 22 anni, chiede di parlare con gli imputati. I due ragazzi (19 e 18 anni) che gli hanno cambiato la vita per sempre una notte di ottobre dello scorso anno. Cioè quando, per una rapina da 50 euro che aveva nel portafoglio, era stato pestato, accoltellato alla schiena e al torace, ridotto in fin di vita e costretto all’invalidità. Un colloquio di qualche minuto, un abbraccio, la mano sulla spalla, le scuse: «Potresti essere mio fratello», gli dice Ahmed Atia, uno dei due ragazzi in attesa di conoscere il verdetto del tribunale, sotto gli occhi degli agenti della polizia penitenziaria.

Un momento che ha indotto anche i legali difensori (gli avvocati Guglielmo Gulotta e Giovanni Giovanetti) a spendere parole di rispetto per la vittima («un ragazzo eccezionale»), in una mattinata, quella vissuta ieri al palazzo di giustizia di Milano, che ha riservato momenti molto forti, sia per i suoi risvolti umani che per il colpo di scena giudiziario al momento della lettura della sentenza. Vent’anni di reclusione è la pena stabilita in primo grado per Alessandro Chiani, 19 anni compiuti da pochi giorni. Una condanna durissima, considerando anche lo sconto di un terzo della pena previsto dal rito abbreviato. Ma l’altra sorpresa arriva con i dieci mesi (e scarcerazione immediata) per Ahmed Atia, diciottenne. Se il primo è il giovane che ha materialmente sferrato le coltellate a Cavallo, il secondo è quello che nella scena resta più defilato, ai margini della dinamica dell’aggressione compiuta dai due neomaggiorenni, e da altri tre minori (il cui processo è previsto a luglio).