Certe volte le rivoluzioni partono alla periferia dell’impero.

Il 23 aprile 2006, per esempio, a Stoccolma due nerd svedesi, Daniel Ek e Martin Lorentzon , fondano una delle innumerevoli startup per la fruizione legale della musica online che in quegli anni si guadagnano trafiletti nelle pagine di tecnologia dei giornali.

Fruizione legale della musica online, all’epoca, sembra quasi una contraddizione nei termini: ci sono stati Napster , la filosofia peer-to-peer e il file-sharing di Mp3 che hanno messo un secolo di produzione discografica a disposizione di chiunque abbia un pc e una connessione.

Gratis, alla faccia del diritto d’autore e della discografia, ormai in caduta libera di giro d’affari: nel 2014 toccherà il minimo storico di ricavi, a quota 14 miliardi di dollari.

Persino Steve Jobs nel 2001 ha provato metterci una pezza, con iTunes e l’ invenzione dell’iPod , ma il modello del download legale, dove spendi 0,99 centesimi per scaricare una canzone, «bene virtuale» sotto forma di file, non sembra sfondare.