Pubblicato il: 21/05/2026 – 18:26

di Giorgio Curcio

LAMEZIA TERME Prima Nitto Santapaola, morto a marzo nel carcere di Opera. Poi il figlio Vincenzo, deceduto nel carcere di Parma mentre scontava una condanna a 30 anni. Nel giro di pochi mesi si chiude un altro capitolo della storia criminale della famiglia che per decenni ha segnato gli equilibri di Cosa nostra catanese. Ma la parabola dei Santapaola non resta confinata alla Sicilia orientale. Processi e sentenze storiche hanno infatti ricostruito legami, rapporti e convergenze oltre lo Stretto, fino ai vertici della ’ndrangheta calabrese: dai De Stefano ai Piromalli, dai Condello ai Mancuso.

‘Ndrangheta stragista

È uno spaccato che riaffiora anche dalle motivazioni del processo “’Ndrangheta stragista”, depositate dalla Corte d’Assise d’Appello di Reggio Calabria. Carte nelle quali il filo dei rapporti tra Cosa nostra etnea e la ’ndrangheta attraversa dichiarazioni di collaboratori, ricostruzioni giudiziarie e scenari criminali più ampi. Le motivazioni parlano di una strategia «di matrice stragista» ideata e attuata dai vertici di Cosa nostra e ’ndrangheta, con l’obiettivo – secondo l’impostazione accusatoria accolta nelle sentenze – di costringere lo Stato a rendere meno rigorose la legislazione e le misure antimafia. In Calabria quella strategia si sarebbe tradotta negli attentati contro i carabinieri tra il 1993 e il 1994, culminati nell’omicidio dei militari Antonino Fava e Vincenzo Garofalo sull’autostrada Salerno-Reggio Calabria, all’altezza di Scilla.