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L’esclusiva

di Laura Distefano

18 Maggio 2026, 07:55

La forma più allarmante della mafia è quella che si modella. Che riesce a trasformarsi in una materia così fluida da insinuarsi ai meccanismi della società fino a diventarne parte. E a confondersi. Nitto Santapaola fu il padre di quel modello criminale che da un lato dialogava con le Istituzioni e dall’altra terrorizzava con violenza e sangue. Per decenni il mafioso, che riuscì a farsi supportare da Totò Riina nella sua ascesa criminale a Catania, fu capace di vestire i panni del commerciante mentre commetteva atrocità e ordinava omicidi. I delitti servirono per seminare terrore perché nessuno poteva sottrarsi agli ordini del padrino mafioso. Agli amici in giacca e cravatta Benedetto Santapaola dispensava sorrisi e favori assicurando protezione. Negli anni Novanta però mutarono: la ferocia dei Corleonesi e il lavoro immenso di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino fecero cambiare passo alla lotta alla mafia. Santapaola finalmente fu mostrato per quello che era: il capo di Cosa Nostra a Catania. Un criminale. Il boss dei boss di Catania fu catturato il 18 maggio 1993. Trentatré anni fa. E fu una vittoria dello Stato: Nitto Santapaola non è più uscito dal carcere e due mesi fa è morto in un ospedale penitenziario.