Il rapporto tra Brindisi e il mare è stato il tema del secondo talk del progetto culturale «È Brindisi» promosso da La Gazzetta del Mezzogiorno. Il confronto ha visto alternarsi rappresentanti delle istituzioni, del mondo accademico e del sistema produttivo: il sindaco Giuseppe Marchionna, il vicedirettore della Bcc Terra d’Otranto Fabio Bufano, il consigliere della Camera di Commercio Brindisi-Taranto Gabriele Menotti Lippolis, il prorettore dell’Università del Salento con delega alla Pianificazione strategica Giuseppe Grassi. Contributi anche dal mondo della scuola e delle imprese, con la dirigente dell’Itet Carnaro-Marconi-Flacco-Belluzzi Lucia Portolano, il segretario generale di Unioncamere Puglia Luigi Triggiani, il presidente dello Snim di Brindisi Giuseppe Meo e l’agente marittimo di Elica S.r.l. Roberta Minervini. A moderare il dibattito, il direttore della Gazzetta Mimmo Mazza e la responsabile delle iniziative speciali Maristella Massari.
Più che un talk, è stato un tavolo di lavoro. A partire dalla proposta del vicedirettore della Bcc Terra d’Otranto di istituire tre borse di studio per i percorsi di studio più innovativi, per passare a quella della preside Portolano di una maggiore presenza del mondo accademico nelle scuole per consentire di innovare i programmi didattici, fino ad arrivare alla mano tesa del prorettore di Unisalento verso i lavoratori espulsi dal ciclo produttivo ancorato ai combustibili fossili per riqualificarli attraverso corsi ad hoc. Perché oggi più che mai, il vero petrolio sono le competenze. «Le multinazionali venivano in Puglia - ha osservato Triggiani di Unioncamere - perché qui avevamo bisogno di occupazione a qualsiasi costo e perché gli offrivamo grandi disponibilità di suolo e la possibilità di inquinare. Oggi, invece, ad attrarre gli investimenti sono solo le competenze». Ma rispetto al passato, serve un cambio di paradigma culturale. Servono spirito d’intrapresa e conoscenza. «Abbiamo bisogno di ricercatori, le filiere - ha evidenziato il sindaco - nascono se c'è l'ingegno, che deve animare anche l’imprenditoria locale. Qui abbiamo avuto il più grande petrolchimico d'Europa nel periodo del boom economico, eppure non c'è stata neppure un’azienda che a bocca di impianto abbia preso quelle materie plastiche per trasformarle in utensili. Stiamo chiamando in causa l’università anche perché spero che questo percorso possa generare quel coraggio necessario per essere protagonisti di questa transizione».










