Cinque liste in campo per le Provinciali 2026. A pochi giorni dalla presentazione delle candidature al Consiglio provinciale (il presidente Palmisano resta in carica), quest’indiscrezione assume sempre più consistenza. Se poi alle 12 di lunedì dovesse essere confermata, vorrà dire che il voto del 14 giugno manderà in frantumi il bipolarismo, che dal 1994 ha caratterizzato ogni elezione dal Parlamento agli enti locali. Di certo, il sistema elettorale proporzionale incentiva questa vocazione identitaria dei partiti politici, anche se è opportuno ricordare che l’esito della consultazione sarà inevitabilmente condizionato dal cosiddetto voto ponderato. Che assegna un punteggio più alto ai voti espressi dai consiglieri comunali (o dai sindaci) dei comuni più popolosi.

La seconda chiave di lettura potrebbe risiedere nel fatto che, nel centrosinistra, una lista unitaria tra Campo largo (Pd, M5s, Avs) e i “civici” dell’Area Bitetti non è stata mai messa seriamente all’ordine del giorno. E questo dimostra ulteriormente come i rapporti tra i Dem e i fedelissimi del sindaco non siano esattamente inossidabili. Per la serie, alleati ma non troppo.

Il centrodestra, se possibile, andrà oltre le divisioni dei progressisti e si presenterà al voto con tre liste. Un attacco a tre punte, ma con la percezione che ogni attaccante, ovvero ogni partito, giocherà solo per se stesso. Eppure, il percorso verso la lista unitaria sembrava davvero a un passo, ma Forza Italia si è sfilata optando per la strada autonoma.