VENETO - Grandi manovre, grandi litigi. Tutto per un posto in lista. Si scalda il clima in vista del termine ultimo per la presentazione delle rose di nomi che potranno competere alle prossime elezioni regionali. E se nella Lega stanno causando scintille le esclusioni di Marzio Favero, Fabiano Barbisan, Daniele Canella e Federico Caner, anche in casa Fratelli d’Italia c’è più di qualche fronte di conflitto. In mezzo a tutta questa animosità spicca poi il gesto di generosità del forzista Fabrizio Boron, che collega a sé la lista di Marco Rizzo, ex comunista e ora sovranista folgorato sulla via di Venere.
Non che sotto l’alabarda di Alberto da Giussano non siano abituati a litigare e, del resto, era difficile pensare che un cambio generazionale come quello imposto dalla staffetta Zaia-Stefani non generasse in qualche modo anche un cambio dei nomi in campo. Però, certo, vedere fuori dalle liste l’assessore regionale all’Agricoltura fa un certo che. E lo stesso vale per uno amato come Marzio Favero. Ma Alberto Stefani getta acqua sul fuoco. «Le candidature vanno di pari passo con i mal di pancia, è normale che ci siano queste situazioni quando si chiudono le liste, ci sono sempre state», dice. «Ma ora io sono concentrato nell’ascolto dei veneti, delle associazioni, delle imprese, per tradurre le loro voci nel programma elettorale che presenteremo nei prossimi giorni». Dice di credere nel rinnovamento Stefani. «Chi ha maturato esperienza in Regione potrà essere utile sotto altre forme», assicura. La coalizione di centrodestra potrà contare su sei liste: quindi Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia, Udc, Noi moderati e gli autonomisti.







