NOTRE SALUT di Emmanuel Marre (Concorso) - Non è proprio una bella persona Henri Marre, un anonimo ingegnere che cerca di mettersi in un luce, ma è solo un fallace opportunista. Siamo negli anni ’40, quando i nazisti occupano la Francia e questo mediocre uomo cerca di farsi strada con un manoscritto intitolato “Notre salut”, aderendo al governo di Pétain, di stanza a Vichy. Curioso notare come questo momento storico sia presente quest’anno in più di un film francese, forse un modo anche per interrogarsi di nuovo su quel momento storico. Volendo salvare il suo Paese, alla fine non si accorge di stare dalla parte di chi sta mandando i francesi in Germania a lavorare e a spedire, con altri scopi, gli ebrei al loro destino. Passato successivamente a Parigi, appena capisce che gli americani stanno per sbarcare in Normandia, cambia opinione e cerca di farsi nuovi legami. Ma resterà abbandonato e perderà anche l’amore della moglie, che per lungo tempo gli scriveva lettere, lette dalla sua voce fuori campo, prima di decidere di abbandonarlo. Emmanuel Marre, che notifica sui titoli di coda che si tratta della storia dei suoi bisnonni, sceglie un’estetica molto coinvolgente: camera a mano, piani sequenza, focale molto stretta sui corpi, quasi a non lasciare spazio, un continuo vagare come per dare mancanze di appiglio anche alla storia. Molto verboso nella prima parte, un po’ faticosa da seguire, il film si identifica soprattutto sulla figura dell’ingegnere, che cerca di stare in campo sempre, anche quando non sarebbe necessario (si veda anche la scena della fotografia), alla quale la recitazione prettamente spontanea e ondivaga di Swann Arlaud, capace di giocare doviziosamente sui tempi, conferisce al personaggio tutta la sua mediocrità. Arlaud è con merito tra i pretendenti al premio come miglior attore, proprio perché non ha un ruolo così “evidente”. Voto: 7.