La fomo, cioè quella sensazione che proviamo quando ci sentiamo esclusi da un’esperienza vissuta da altri, ha un’importante funzione sociale che può tornarci utile

Sei a cena con gli amici in un ristorante italiano e il cameriere elenca i piatti del giorno. Scegli le tagliatelle. L’amico accanto a te prende i ravioli. A quel punto pensi che anche i ravioli ti piacerebbero, ma resti della tua idea. Tuttavia, quando il cameriere finisce il giro di ordinazioni, ti rendi conto che tutti, tranne te, hanno preso i ravioli.

Se sei un po’ simile a me, è a quel punto che arriva la sensazione tipica della fomo (fear of missing out, paura di essere tagliati fuori), una forma di ansia sociale. Non è solo la consapevolezza di perdersi qualcosa di piacevole: lo sai già da quando hai scoperto l’esistenza dei ravioli. Quello che rende più evidente il fatto che non mangerai i ravioli è sapere che gli altri lo faranno, condividendo un’esperienza in cui non sei incluso. Entra in gioco un elemento sociale, che va oltre la scelta del menù.

Riconoscere il carattere sociale dell’esperienza è un passo in avanti verso la comprensione della fomo. Le emozioni spiacevoli hanno spesso una funzione importante: la rabbia può aiutarci a capire se qualcosa è ingiusto, il pentimento può spingerci a rimediare. Qual è il ruolo di quest’ansia e come può aiutarci a migliorare?