Fa il bibliotecario a Chinguetti, in Mauritania, una città colpita dallo spopolamento e dalla crisi climatica. Per lui custodire volumi antichi non è solo un lavoro, ma una tradizione da onorareFa il bibliotecario a Chinguetti, in Mauritania, una città colpita dallo spopolamento e dalla crisi climatica. Per lui custodire volumi antichi non è solo un lavoro, ma una tradizione da onorare
Muhammad Gholam el Habot indossa con delicatezza un paio di guanti bianchi per svolgere la sua routine quotidiana. Nella biblioteca dai soffitti alti e con le pareti coperte da scaffali in acciaio l’aria è fresca. Apre un grande manoscritto stampato in arabo e, dopo aver sfogliato le pagine imbrunite alla ricerca di eventuali danni, chiude il libro, sfrega le dita sulla copertina di pelle sgualcita e lo ripone in una scatola di cartone.
“Questi libri sono importanti per me e per la mia famiglia”, dice il bibliotecario mentre la luce di mezzogiorno dilaga nella stanza con le porte di legno aperte. Parla in arabo hassaniya, il dialetto diffuso in Mauritania. Mentre lavora alcuni mosconi ronzano intorno al suo viso ovale. “Il mio rapporto con i libri è come quello tra un padre e un figlio. Dobbiamo proteggerli”, continua.








