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Nel 2012 più di 27mila antichi manoscritti la cui importanza è stata riconosciuta anche dall’UNESCO furono spostati dagli archivi e dalle biblioteche di Timbuctu, in Mali, e portati nella capitale Bamako.

Il governo prese questa decisione per evitare che finissero nelle mani del gruppo islamista radicale Ansar Eddine, una delle principali milizie che partecipano alla guerra civile ancora in corso, che dal 2017 si è fuso con la sezione locale di al Qaida. Ansar Eddine riuscì comunque a distruggere circa 4mila manoscritti, e fece lo stesso con diversi noti monumenti della città.

La guerra civile non è finita ma il governo centrale ha ripreso il controllo di Timbuctu da più di dieci anni. Di conseguenza le autorità politiche e religiose della città avevano chiesto più volte che i manoscritti venissero riportati indietro, per via della loro grande importanza storica e culturale. Fino a poco tempo fa non se n’era fatto niente, anche perché nella regione la sicurezza è rimasta piuttosto precaria; lunedì però la giunta militare che controlla il governo centrale ha annunciato di avere iniziato a riportarli a Timbuctu.

I manoscritti del corpo di Timbuctu sono stati realizzati a partire dal Tredicesimo secolo. Nessuno sa esattamente quanti siano, anche perché molti sono conservati in biblioteche private: secondo stime affidabili soltanto quelli privati sono circa 350mila. I 27mila manoscritti che erano stati trasferiti a Bamako sono fra quelli considerati più antichi e preziosi.