Mentre il mondo assiste sotto shock alle immagini raccapriccianti degli attivisti della Flotilla abbandonati a loro stessi tra le mani di Ben Gvir e dell’Idf, una cosa va detta chiaramente: si poteva evitare. Cipro, soprattutto, era nella posizione giuridica e logistica di poter risparmiare alle persone della missione umanitaria il trattamento sadico e fuorilegge delle immagini che rimpallano in mezzo mondo.
Dalla giornata di domenica, le autorità portuali cipriote hanno ricevuto senza sosta disperati segnali di mayday sul canale VHF 16, perché l’attacco che ha decimato la seconda parte della missione Flotilla, quella partita dalla Turchia, con solo una manciata di imbarcazioni scampate, è avvenuto per il grosso nella Zona di Ricerca e Soccorso (SAR) di Cipro.
Ho visto personalmente le decine di email inviate a partire da domenica alle autorità portuali, con coordinate millimetriche, denunciando l’imminente attacco e chiedendo rifugio. Se le autorità cipriote fossero intervenute, anche in virtù del legame che hanno con Israele, qualcosa poteva ancora succedere. Invece Larnaca, la città costiera cipriota dove ha sede l’unità nazionale della Capitaneria di porto, ha scelto il silenzio, voltandosi dall’altra parte finché il jamming israeliano non ha oscurato del tutto le frequenze.













