Anche tra i laureati, gli espatri netti sono stati quasi 21mila lo scorso anno. L'Istat rileva anche che l'Italia ha raggiunto in anticipo l'obiettivo europeo per il 2030 sugli abbandoni scolastici precoci, scesi all'8,2% nel 2025 (rispetto al 9,1% della media dell'UE27), mostrando un importante recupero rispetto al 2005, quando il divario con l'Europa era di 6,5 punti percentuali. Miglioramenti anche sul numero di ragazzi che non studiano e non lavorano, i cosiddetti Neet (Not in education, employment or training). Nel 2025, in Italia, il fenomeno coinvolge il 13,3% dei giovani tra i 15 e i 29 anni, un valore quasi dimezzato rispetto al 2015, quando era pari al 25,7 per cento. Dal rapporto emerge, al tempo stesso, una "marcata fragilità negli apprendimenti": il 36% degli studenti all'ultimo anno delle superiori presenta competenze inadeguate in italiano e matematica, mentre l'8,7% si trova in condizione di dispersione implicita, registrando livelli di competenze inadeguate anche in inglese.Età media occupati sale a 45,6 anni, un freno all'innovazione Il sistema produttivo italiano affronta un marcato invecchiamento demografico, con l'età media degli occupati salita a 45,6 anni (+4,6 anni rispetto al 2007). La Pubblica Amministrazione presenta il profilo più anziano (49 anni e 20 di anzianità professionale), mentre i servizi Ict e il comparto alberghiero mantengono le strutture demografiche più giovani, riflettendo un maggiore ricambio occupazionale. Come sottolinea l'Istat, l'età anagrafica ha un effetto non lineare sull'innovazione. Infatti, la propensione all'innovazione cresce con l'età media dei lavoratori fino a un livello critico (es. 41-42 anni per innovazione di prodotto), per poi diminuire. Oltre il 60 per cento delle imprese ha un'età media superiore a 42 anni, suggerendo che l'invecchiamento della forza lavoro frena l'innovazione. Tuttavia, una maggiore istruzione degli addetti può compensare l'effetto negativo dell'invecchiamento sulla propensione a innovare.46,4% degli italiani è in eccesso di peso Nel 2025 il 46,4% degli italiani con almeno 18 anni risulta in eccesso di peso, tra queste il 34,8% è in sovrappeso e l'11,6%, pari a 5 milioni e 750mila persone, presenta invece una condizione di obesità. Il dato è stabile rispetto a quanto registrato nell'ultimo triennio (era pari al 46,3% nel 2023). Tuttavia l'analisi degli ultimi 10 anni mette in evidenza un incremento di 1,3 punti percentuali, determinato dalla componente dell'indicatore relativa all'obesità, passata dal 9,8% all'11,6%. È diminuita leggermente, invece, la quota relativa al sovrappeso, passata dal 35,5% nel 2015 al 34,8% nel 2025. L'incremento dell'obesità nel tempo ha riguardato in egual misura uomini e donne, interessando soprattutto la popolazione di 18-54 anni (+2,4 punti percentuali), mentre nelle altre classi di età il fenomeno si è mantenuto complessivamente stabile.
Istat: 6,6 milioni di persone desiderano figli ma rinunciano ad averli
Le motivazioni? Problematiche di varia natura a partire dalla sfera economico-lavorativa









