Sabato scorso, per la prima volta nella mia vita, sono stato al Salone del Libro non da spettatore pagante, ma da protagonista. Per la prima volta, infatti, avevo uno spazio tutto mio, circa un’ora durante la quale presentare il mio primo libro.

Sì, perché, dopo anni di lavoro non continuativo, dopo anni passati a osservare ciò che mi circonda, dopo anni di fotografie della vita quotidiana scattate con gli occhi, ho finalmente messo su carta quello che fino a quel momento esisteva soltanto nella mia testa. Sono 31 racconti, storie brevi. Le ho intitolate Storie Minime.

Ci tenevo molto a partecipare a questa rassegna, che è la più importante in Italia per quanto riguarda la letteratura, una vetrina davvero straordinaria. Per questo devo ringraziare la mia casa editrice per avermi dato l’opportunità di esserci. È una piccola casa editrice, si regge sul lavoro di singole persone, non è una megastruttura, ed è proprio questo che cercavo. Nelle grandi strutture, alla fine, uno come me, che non è conosciuto dal pubblico, rischia di essere scartato oppure di diventare un numero. E a me non faceva piacere essere un numerino insignificante.

I padiglioni del Salone, sabato 16 maggio, sembravano una bolgia infernale. Anche la temperatura si avvicinava a quella di un inferno, un inferno bellissimo, però. Io ho avuto la fortuna di poter presentare il mio libro nel giorno che, secondo le statistiche, ha registrato il maggior numero di accessi nella storia del Salone. Non è stato il massimo in termini di fruibilità, perché nella bolgia alcune parole si perdevano nel rumore e nella folla. Però, per un profano come me, vedere tutta quella gente che andava avanti e indietro è stato bellissimo.