Roma, 21 mag. (askanews) – Un nuovo studio condotto da un team di ricercatori e ricercatrici dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), dell’University of California Berkeley e della United States Geological Survey (USGS), ha sviluppato un metodo per il monitoraggio della migrazione di fluidi nella crosta terrestre mostrando che questi processi sono strettamente correlati con la sismicità, soprattutto durante le sequenze più intense.

La ricerca, intitolata “Temporal and spatial changes in Seismic Attenuation Associated with Inferred Fluid Migration in the 2016 Central Apennines Earthquake Sequence”, e pubblicata sulla rivista scientifica Bulletin of the Seismological Society of America, ha l’obiettivo di comprendere la complessa evoluzione dei fenomeni che hanno caratterizzato la sequenza sismica dell’Appennino Centrale, avvenuta tra Amatrice, Visso, Norcia e Capitignano nel periodo compreso tra il 24 agosto 2016 e la fine di febbraio 2017.

Lo studio, spiega una nota, analizza le variazioni temporali dell’attenuazione delle onde sismiche osservate durante la sequenza del 2016-2017, individuando i segnali compatibili con la migrazione di fluidi pressurizzati lungo il sistema delle faglie responsabili degli eventi. “Prima di un terremoto importante – spiega Luca Malagnini, Dirigente di Ricerca dell’INGV e primo autore dello studio – le faglie possono comportarsi come superfici impermeabili, capaci di ostacolare il movimento dei fluidi nella crosta terrestre. Quando però una faglia, o un sistema di faglie, si attiva durante un forte terremoto, può cambiare comportamento e diventare un canale altamente permeabile, consentendo la migrazione dei fluidi crostali sia verticalmente sia lateralmente”.