Roma, 29 mag. (askanews) – Un nuovo studio “Time-Lapse Absolute Gravity Measurements Unveil Subsurface Water Content Variations in Central Italy” condotto da ricercatori e ricercatrici dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), pubblicato sulla rivista scientifica Remote Sensing, mostra come il monitoraggio gravimetrico ripetuto nel tempo, che consente di misurare piccole variazioni della gravità terrestre, possa aiutare a distinguere le variazioni di massa nel sottosuolo dai processi di dinamica crostale.

In contesti geologicamente complessi, come l’Appennino Centrale, i dati raccolti dalle reti di monitoraggio (sismiche, GNSS e InSAR) possono registrare segnali derivanti sia da processi tettonici e post-sismici, sia da variazioni delle risorse idriche sotterranee. Per effettuare lo studio, il team di ricerca ha utilizzato gravimetri assoluti trasportabili per la loro elevata precisione e stabilità di misura, al fine di monitorare le variazioni temporali dell’accelerazione di gravità. Poiché la forza di gravità dipende dalla massa sottostante, ogni variazione nel contenuto d’acqua nel terreno (pioggia, umidità del suolo, acque sotterranee) si riflette in un cambiamento misurabile dell’accelerazione di gravità. La ricerca si è basata su sei campagne di misura effettuate con un gravimetro assoluto FG5 su una rete di quattro stazioni (L’Aquila, Popoli, Sant’Angelo Romano e Terni) distribuite tra Lazio, Umbria e Abruzzo, aree interessate dalle sequenze sismiche del 2009 e del 2016-2017. Attraverso misure ripetute nel tempo, il team di ricerca ha rilevato una diminuzione della gravità in tre siti monitorati, con variazioni particolarmente evidenti nell’area aquilana tra il 2018 e il 2020. Questa diminuzione corrisponde a una significativa perdita di acqua nel sottosuolo in quel biennio, legata principalmente a fattori climatici e a processi idrologici su scala regionale.