Le trattative della notte a Strasburgo si sono concluse con un nulla di fatto. Non c’è ancora un accordo sulla nuova direttiva europea sui rimpatri, uno dei tasselli più delicati del Patto Ue su migrazione e asilo. Il negoziato tra Parlamento europeo, Commissione e governi nazionali riguarda la revisione delle norme che disciplinano le espulsioni dei cittadini stranieri privi di titolo per restare nell’Unione. A tenere distanti le parti è soprattutto la possibilità di aprire la strada ai cosiddetti “return hubs”, centri offshore nei quali trasferire i migranti in attesa del rimpatrio.

Con le trattative che in questa fase si svolgono tra rappresentanti degli Stati membri, funzionari dell’esecutivo comunitario ed eurodeputati incaricati del dossier, il nodo che ha fatto saltare l’intesa riguarda i tempi di entrata in vigore delle nuove regole. Alcuni Stati ne chiedono un’applicazione rapida ma una parte dell’Eurocamera teme che un’accelerazione possa comprimere le garanzie legali e i diritti fondamentali dei richiedenti asilo. I colloqui riprendono oggi: i legislatori puntano a concludere un accordo in vista di una votazione auspicata per il mese prossimo, programmata in modo da coincidere con l’attuazione definitiva del Patto.